Il mondo del calcio italiano si prepara a un passaggio cruciale: scegliere il nuovo presidente della Figc. L’assemblea elettiva è fissata per il 22 giugno, ma i giochi più importanti si giocheranno già nelle cinque settimane che precedono la chiusura dei termini per le candidature, fissata al 13 maggio.
Presidenza Figc, cinque settimane decisive: Malagò in pole position
In questo arco temporale si decideranno alleanze, strategie e nomi in campo, con Giovanni Malagò in vantaggio come candidato più accreditato.
Malagò, il candidato da battere
L’ex presidente del Coni gode di una reputazione consolidata a livello nazionale e internazionale. La sua capacità di interpretare le dinamiche elettorali, valutare le alleanze e prevedere esiti politici lo mette in una posizione di vantaggio rispetto agli altri possibili concorrenti. La sua candidatura raccoglie preferenze diffuse tra diverse componenti del calcio italiano, rendendolo al momento il favorito naturale.
La sua esperienza e la rete di contatti costruita negli anni sono considerate un valore aggiunto, capace di semplificare la gestione di un’assemblea elettiva complessa e garantire stabilità a un settore che cerca riscatto dopo l’ennesima esclusione dai Mondiali.
Cinque settimane decisive
Il periodo tra oggi e il 13 maggio sarà un vero e proprio “termometro politico” per la Figc: sondaggi, trattative e confronti serrati definiranno chi avrà la possibilità di candidarsi con concrete chance di vittoria. Giancarlo Abete, presidente della LND, resta un nome considerato come possibile alternativa a Malagò. Pur essendo meno spendibile per la necessità di rinnovamento del calcio italiano, il suo ruolo resta strategico, visto che la LND detiene il 34% dei voti in Assemblea.
Abete stesso ha sottolineato l’importanza di un confronto tra le componenti per evitare scenari di commissariamento, come accaduto in passato quando la presenza di più candidati aveva impedito il raggiungimento del 51% necessario all’elezione.
Candidature a sorpresa e strategie finali
Oltre a Malagò e Abete, continuano a circolare nomi di ex calciatori come Paolo Maldini, Alessandro Del Piero e Demetrio Albertini, già partecipante alla corsa nel 2014 con il sostegno dell’AIC. L’esperienza insegna che in assenza di una candidatura solida, nuovi nomi possono emergere nelle ultime ore, con strategie volte a sottrarre voti al favorito.
In uno scenario con più candidati, come avvenuto nel gennaio 2018 con Gravina, Sibilia e Tommasi, la possibilità di commissariamento diventa concreta, mettendo in discussione tempi e strategie per la rinascita del calcio italiano.
L’urgenza di decisioni rapide
Il calcio italiano ha bisogno di un nuovo corso chiaro e coeso. La dispersione dei voti e le manovre politiche rischiano di ritardare scelte fondamentali in un momento in cui il tempo non è un alleato. La posta in gioco è alta: oltre alla guida federale, è in gioco il futuro della Nazionale e la capacità del sistema calcio di competere con serenità per la qualificazione ai Mondiali 2030.
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