Nazionale, Mancini Ct Italia, il nodo politico divide la Serie A: perché alcuni club spingono contro il ritorno
Il primo elemento critico riguarda il passato recente. Le dimissioni di Mancini nell’agosto 2023, arrivate a stagione in corso e in un momento delicato per la Nazionale, hanno lasciato una traccia nei rapporti con parte della dirigenza calcistica.
La scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana si sta trasformando in una questione che va oltre l’aspetto tecnico. Il confronto tra Roberto Mancini e Antonio Conte non riguarda soltanto il campo, ma riflette un equilibrio delicato tra FIGC e club di Serie A.
Nazionale, Mancini Ct Italia, il nodo politico divide la Serie A: perché alcuni club spingono contro il ritorno
A ricostruire il quadro è il Corriere dello Sport, attraverso l’analisi del direttore Ivan Zazzaroni, che evidenzia come il nome di Mancini stia incontrando resistenze significative all’interno del sistema calcio italiano.
Secondo il quotidiano, una parte dei presidenti di Serie A sarebbe contraria a un suo ritorno sulla panchina azzurra. Si tratterebbe di un gruppo ristretto ma influente, mentre le proprietà straniere non avrebbero assunto una posizione netta sulla questione. Tra i dirigenti più scettici viene citato anche Giuseppe Marotta, segno di una frattura che non nasce soltanto da valutazioni tecniche, ma da dinamiche più profonde legate ai rapporti istituzionali.
Il primo elemento critico riguarda il passato recente. Le dimissioni di Mancini nell’agosto 2023, arrivate a stagione in corso e in un momento delicato per la Nazionale, hanno lasciato una traccia nei rapporti con parte della dirigenza calcistica. Come sottolinea il Corriere dello Sport, quel passaggio viene ancora oggi percepito come uno strappo improvviso, difficile da ricomporre senza riserve.
A questo si aggiunge un tema di governance. Alcuni club temono che il ritorno del tecnico di Jesi possa rappresentare una scelta fortemente orientata dagli equilibri interni alla Federazione, più che il risultato di una condivisione ampia con la Serie A. Il nodo, in questo caso, riguarda il peso decisionale delle società nelle scelte strategiche del calcio italiano e il timore di un processo percepito come poco partecipato.
Un ulteriore fattore è di natura politica e personale. Nonostante il trionfo a Euro 2021, Mancini non gode più del consenso unanime di qualche anno fa. La separazione dalla Nazionale e la successiva esperienza all’estero hanno contribuito a ridurre parte del capitale di fiducia costruito nel tempo. Per alcuni presidenti, più che una valutazione sul valore tecnico, si tratta di una questione di opportunità istituzionale e continuità progettuale.
In questo contesto, Antonio Conte viene considerato da una parte del sistema una soluzione meno divisiva. Pur avendo lasciato la Nazionale nel 2016, il suo addio è stato percepito come parte di un percorso programmato, senza strappi improvvisi, elemento che oggi pesa nella valutazione dei club.
La decisione finale sul nuovo commissario tecnico, come evidenzia il Corriere dello Sport, diventa così uno snodo che va oltre la semplice scelta dell’allenatore. In gioco c’è il rapporto tra Federazione e società, e la definizione dei nuovi equilibri di potere all’interno del calcio italiano. La nomina del Ct, in questo scenario, rappresenta il primo vero banco di prova per la nuova fase della FIGC e per la sua capacità di costruire consenso attorno al progetto tecnico della Nazionale.
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