Calcio · Napoli · Serie A · Calciomercato Instagram · Facebook · X · YouTube
giovedì 30 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
Google News
Nazionali

Nazionale, il modello Spagna dopo il trionfo mondiale: El País avverte l'Italia: "Non basta copiare Guardiola"

Un riferimento che, secondo El País, rischia però di essere fuorviante se non inserito in un progetto strutturale e di lungo periodo.

Nazionale, il modello Spagna dopo il trionfo mondiale: El País avverte l'Italia: "Non basta copiare Guardiola"
La vittoria della Spagna ai Mondiali 2026 riporta sotto i riflettori un interrogativo che da anni accompagna il calcio europeo: è davvero possibile replicare il modello che ha trasformato la Roja in una delle nazionali più vincenti del nuovo millennio? Secondo El País, la risposta è no.

Nazionale, il modello Spagna dopo il trionfo mondiale: El País avverte l'Italia: "Non basta copiare Guardiola"

Il quotidiano spagnolo sostiene che il successo della selezione guidata da Luis de la Fuente non sia il frutto di un'idea tattica isolata o di un singolo allenatore, ma il risultato di un percorso culturale e formativo costruito nel tempo, impossibile da imitare con semplici copie. L'analisi della giornalista Natalia Arroyo arriva mentre in Italia continua il dibattito sulla necessità di rinnovare il sistema calcistico, anche attraverso figure e modelli ispirati a Pep Guardiola. Un riferimento che, secondo El País, rischia però di essere fuorviante se non inserito in un progetto strutturale e di lungo periodo. Secondo il quotidiano spagnolo, molti Paesi proveranno a studiare i metodi di allenamento, l'organizzazione dei club e il sistema di sviluppo dei giovani che hanno permesso alla Spagna di conquistare la seconda stella mondiale. Tuttavia, il cosiddetto "modello Las Rozas", così come quello sviluppato dalla cantera del Barcellona, non sarebbe esportabile in maniera meccanica. Per il giornale, quei principi devono essere assimilati nel tempo, attraverso un'identità condivisa che coinvolga federazione, società e settore giovanile. L'editoriale sottolinea come il rischio più grande sia quello di inseguire risultati immediati. In un calcio sempre più orientato al breve termine, l'imitazione superficiale può produrre qualche successo occasionale, ma difficilmente costruisce un ciclo vincente. È proprio questa, secondo El País, la differenza tra conquistare un titolo e aprire un'epoca. Un altro concetto centrale riguarda l'equivoco più diffuso sul calcio spagnolo: identificare il controllo del gioco esclusivamente con il possesso palla. L'editoriale chiarisce invece che il dominio espresso dalla Spagna nasce dalla gestione degli spazi, dei tempi e delle scelte tecniche, elementi che permettono alla squadra di controllare le partite anche contro avversari di altissimo livello. Il possesso, in quest'ottica, rappresenta uno strumento e non il fine ultimo del gioco. L'analisi cita anche il percorso della nazionale di Luis de la Fuente durante il Mondiale, evidenziando la capacità della Roja di limitare campioni come Kylian Mbappé e Lionel Messi attraverso organizzazione collettiva, occupazione razionale degli spazi e gestione dei ritmi della partita, piuttosto che con un semplice predominio territoriale. Per El País, tutto questo è il risultato di un lavoro iniziato molti anni fa sui campi di allenamento e nei vivai spagnoli, dove ai giovani calciatori viene insegnato fin dalle prime categorie a leggere il gioco, interpretare gli spazi, scegliere il tempo giusto della giocata e sviluppare una comprensione collettiva del calcio prima ancora dell'aspetto puramente atletico. Il messaggio finale del quotidiano è chiaro: il successo della Spagna non nasce da una formula da esportare, ma da una cultura calcistica costruita con pazienza e continuità. Per questo motivo, conclude El País, chi vuole seguire quella strada dovrebbe evitare scorciatoie e comprendere che non esistono ricette immediate per replicare un modello sviluppato nell'arco di decenni. Per l'Italia, dunque, l'insegnamento non sarebbe quello di copiare Guardiola o il calcio spagnolo, ma di costruire un'identità tecnica e formativa coerente, capace di resistere al tempo e di produrre risultati duraturi.
Andrea Fiorentino · Redattore