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giovedì 30 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Mondiali 2026, ultimatum degli Stati Uniti al Congo: isolamento sanitario obbligatorio dopo l’allarme Ebola

La Repubblica Democratica del Congo, qualificata alla competizione iridata, si trova infatti al centro di un delicato protocollo imposto dalle autorità statunitensi in seguito all’epidemia di Ebola registrata nel Paese africano.

Mondiali 2026, ultimatum degli Stati Uniti al Congo: isolamento sanitario obbligatorio dopo l’allarme Ebola
L’avvicinamento ai Mondiali 2026 si intreccia con un’emergenza sanitaria che rischia di avere conseguenze dirette anche sul torneo. La Repubblica Democratica del Congo, qualificata alla competizione iridata, si trova infatti al centro di un delicato protocollo imposto dalle autorità statunitensi in seguito all’epidemia di Ebola registrata nel Paese africano. LEGGI ANCHE: Mondiali 2026, emergenza Ebola in Congo: salta il ritiro a Kinshasa, la Fifa segue il caso e cresce l’attenzione sanitaria

Mondiali 2026, ultimatum degli Stati Uniti al Congo: isolamento sanitario obbligatorio dopo l’allarme Ebola

La posizione della Casa Bianca è stata espressa con fermezza da Andrew Giuliani, direttore esecutivo della task force statunitense dedicata all’organizzazione dei Mondiali. Il messaggio rivolto al governo congolese e alla federazione calcistica è netto: la nazionale dovrà rispettare rigorosamente un periodo di isolamento controllato della durata di ventuno giorni prima di poter entrare negli Stati Uniti. Secondo quanto dichiarato da Giuliani a ESPN, la selezione africana dovrà mantenere integra la propria “bolla di sicurezza”, attualmente organizzata in Belgio, dove la squadra ha trasferito la preparazione in vista della competizione internazionale. L’obiettivo indicato dalle autorità americane è limitare qualunque rischio sanitario legato agli spostamenti internazionali. La linea comunicata da Washington non lascia spazio a interpretazioni. In assenza del rispetto completo delle misure richieste, la Repubblica Democratica del Congo potrebbe incontrare ostacoli nell’autorizzazione al viaggio verso gli Stati Uniti, uno dei Paesi ospitanti del torneo. "Siamo stati molto chiari con il Congo: dovranno mantenere l'integrità della loro bolla per 21 giorni prima di poter arrivare a Houston", ha spiegato Giuliani, ribadendo la priorità attribuita alla sicurezza dei confini e alla prevenzione sanitaria. La situazione aggiunge un elemento di forte complessità al percorso della nazionale congolese, attesa da un appuntamento storico. La squadra, infatti, si prepara a disputare una fase finale mondiale che assume un valore speciale per il calcio del Paese. La Repubblica Democratica del Congo torna infatti sulla scena iridata per la prima volta nell’epoca moderna, dopo l’unica partecipazione del 1974, quando la nazione competeva con il nome di Zaire.

Sul piano sportivo, il calendario non concede margini di distrazione. Il debutto è previsto il 17 giugno a Houston contro il Portogallo nel Girone K, seguito dalla sfida con la Colombia il 23 giugno a Guadalajara e dall’ultimo incontro della fase a gruppi contro l’Uzbekistan il 27 giugno ad Atlanta.

Tra protocolli sanitari, controlli internazionali e pressione agonistica, il cammino del Congo verso i Mondiali 2026 assume così una dimensione che va oltre il campo. Prima ancora delle sfide contro le grandi del torneo, la nazionale africana dovrà superare un banco di prova logistico e sanitario destinato a incidere direttamente sulla sua partecipazione alla competizione.
Andrea Fiorentino · Redattore