L’Italia torna a giocarsi l’accesso ai Mondiali 2026 negli Stati Uniti, Canada e Messico, passando dai playoff.
Mondiali 2026, quanto vale davvero la qualificazione dell’Italia tra economia, FIGC e diritti TV
Dopo la sfida contro l’Irlanda del Nord del 26 marzo e la gara decisiva del 31 marzo contro la Bosnia, gli Azzurri di Gennaro Gattuso potrebbero finalmente tornare a competere sul palcoscenico mondiale, dopo un’assenza di 12 anni. Ma oltre all’aspetto sportivo, quanto pesa realmente questa qualificazione sul piano economico e finanziario?
L’impatto macroeconomico resta contenuto
Nonostante il clamore mediatico e l’entusiasmo dei tifosi, l’effetto sul PIL italiano sarebbe marginale. Anche storici successi internazionali, come quelli dell’Italia nel 2006 o della Spagna nel 2010 e 2012, hanno dimostrato che la crescita economica complessiva di un Paese non subisce impatti significativi dalle competizioni sportive. L’influenza più concreta riguarda i consumi collegati all’evento: televisori, merchandising e prodotti legati al calcio registrano tradizionalmente un picco di vendite durante grandi tornei internazionali, ma gran parte di questi beni sono importati, limitando l’effetto sul PIL nazionale.
FIGC e bilancio: i numeri cambiano con la qualificazione
Per la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), invece, la qualificazione ha un valore economico immediato e concreto. Nel budget 2026, stilato assumendo una mancata qualificazione, il risultato negativo previsto è di circa 6,6 milioni di euro. Il valore della produzione è stimato a 191,9 milioni, con costi per 189,1 milioni, margine operativo lordo di 9 milioni e risultato operativo netto di 2,76 milioni. Tuttavia, l’accesso al Mondiale attiverebbe premi FIFA, sponsor e ricavi commerciali aggiuntivi, modificando sensibilmente questi numeri.
La FIFA garantisce già 10,5 milioni di dollari per la semplice partecipazione alla fase finale, cifra destinata a crescere in base al percorso nel torneo, fino a circa 50 milioni in caso di vittoria. Inoltre, molti contratti di sponsorizzazione includono clausole “malus” che riducono i compensi in caso di mancata qualificazione, stimati in circa 9,5 milioni di euro nel bilancio federale 2026.
Gli sponsor e le emittenti televisive
Oltre alla FIGC, anche le emittenti che detengono i diritti televisivi subirebbero un contraccolpo economico. Rai e DAZN, che hanno investito per trasmettere le partite degli Azzurri, vedrebbero calare ascolti e investimenti pubblicitari se l’Italia non si qualificasse, riducendo il ritorno economico delle proprie operazioni.
Precedenti: l’esperienza insegna
I bilanci storici confermano l’impatto diretto della partecipazione ai Mondiali. Dopo il torneo 2010, la FIGC registrò un calo di circa 10 milioni di euro tra sponsorizzazioni, royalties e contributi FIFA mancanti. Nel 2014, invece, la partecipazione al Mondiale in Brasile fruttò alla Federazione 7,8 milioni di euro in contributi FIFA, più altri 2 milioni provenienti dalle royalties dello sponsor tecnico.
Il ritorno economico per la Nazionale
In sintesi, mentre l’influenza sul sistema economico nazionale rimane contenuta, per la FIGC e per l’ecosistema commerciale della Nazionale il valore della qualificazione è tangibile e consistente. Tra premi FIFA, sponsor e ricavi legati all’evento, il ritorno immediato può valere decine di milioni di euro, rendendo le partite di playoff decisive non solo sul piano sportivo ma anche su quello finanziario.
Per l’Italia, quindi, il passaggio al Mondiale 2026 rappresenta una doppia sfida: tornare a brillare sul campo e riattivare un flusso di ricavi che negli ultimi anni è mancato, restituendo slancio economico e visibilità internazionale alla Nazionale e al calcio italiano.
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