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giovedì 30 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Mondiali 2026, il lato oscuro della sostenibilità: il jet privato di Infantino al centro delle critiche per le emissioni

Secondo quanto riportato da Eurosport, attraverso un'analisi ripresa anche da La Gazzetta dello Sport, gli spostamenti istituzionali di Gianni Infantino durante la competizione avrebbero generato un'impronta ambientale particolarmente elevata.

Mondiali 2026, il lato oscuro della sostenibilità: il jet privato di Infantino al centro delle critiche per le emissioni
I Mondiali appena conclusi hanno lasciato in eredità numerosi record sportivi, ma anche un dato destinato ad alimentare il dibattito sul rapporto tra calcio e sostenibilità ambientale.

Mondiali 2026, il lato oscuro della sostenibilità: il jet privato di Infantino al centro delle critiche per le emissioni

Secondo quanto riportato da Eurosport, attraverso un'analisi ripresa anche da La Gazzetta dello Sport, gli spostamenti istituzionali di Gianni Infantino durante la competizione avrebbero generato un'impronta ambientale particolarmente elevata. Il presidente della FIFA, per seguire da vicino gli eventi della manifestazione organizzata in tre Paesi e distribuita su numerosi impianti, avrebbe percorso circa 9.300 chilometri a bordo di un jet privato messo a disposizione dallo sponsor Qatar Airways. Secondo le stime citate dalla testata sportiva, questi viaggi avrebbero prodotto circa 1.020 tonnellate di emissioni di CO₂, una quantità paragonata all'impatto annuale di circa 157 persone. Un dato legato soprattutto alla particolare organizzazione del torneo, con distanze significative tra le diverse sedi di gara e la volontà del numero uno della FIFA di essere presente in numerosi appuntamenti. Infantino avrebbe infatti assistito complessivamente a 31 partite, riuscendo a visitare tutti e 16 gli stadi coinvolti nella competizione. Da un punto di vista istituzionale, la presenza costante del presidente FIFA rappresenta certamente un segnale di vicinanza al torneo e alle federazioni coinvolte. Tuttavia, il tema assume un significato diverso in un periodo storico nel quale le grandi organizzazioni sportive sono chiamate a ridurre il proprio impatto ambientale e a promuovere modelli più sostenibili. Il calcio internazionale si trova così davanti a una contraddizione sempre più evidente: da una parte la necessità di garantire una rappresentanza globale e una presenza capillare dei propri vertici, dall'altra la responsabilità di limitare comportamenti difficilmente conciliabili con gli obiettivi ambientali annunciati dalle stesse istituzioni sportive. Il caso degli spostamenti di Infantino riapre quindi una discussione più ampia sul futuro dei grandi eventi calcistici. La sostenibilità non riguarda più soltanto gli stadi, i trasporti dei tifosi o la gestione delle strutture, ma anche le scelte personali e organizzative di chi guida il movimento sportivo mondiale.
Andrea Fiorentino · Redattore