Italia, la strada verso il Mondiale passa da Bergamo: equilibrio, carattere e un pizzico di “gattusismo”
Il Mondiale è a portata di mano. Non è solo una qualificazione, ma un passaggio simbolico per riportare l’Italia dove merita. E questa Nazionale ha dimostrato di avere le basi per riuscirci: organizzazione, spirito collettivo e la consapevolezza che, nelle sfide decisive, il carattere conta quanto…
MILAN, ITALY - NOVEMBER 16: Gennaro Gattuso, Head Coach of Italy, issues instructions during the FIFA World Cup 2026 qualifier match between Italy and Norway at San Siro Stadium on November 16, 2025 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)
La Nazionale, scrive Mediaset, intravede il traguardo, ma sa che l’ultimo passo sarà il più complicato. La vittoria di Bergamo ha lasciato segnali incoraggianti, soprattutto sul piano dell’atteggiamento, e ha rafforzato l’idea che la qualificazione ai Mondiali sia un obiettivo concreto. Servirà però qualcosa in più, non soltanto sul piano tecnico ma anche sotto l’aspetto mentale.
Italia, la strada verso il Mondiale passa da Bergamo: equilibrio, carattere e un pizzico di “gattusismo”
Un dettaglio che richiama direttamente la filosofia del commissario tecnico: intensità, spirito di sacrificio e quella dose di “gattusismo” capace di fare la differenza nelle partite decisive.
A Zenica l’Italia troverà un ambiente carico di tensione emotiva, uno stadio pronto a trasformarsi in un fortino e una Bosnia determinata a giocarsi tutto. Non basterà gestire il pallone con ordine, né affidarsi solo alla qualità individuale. Servirà resistere ai momenti difficili, evitare distrazioni e mantenere lucidità. "Non possiamo permetterci leggerezze", è il messaggio che sembra emergere dallo spogliatoio azzurro dopo la semifinale contro l’Irlanda del Nord, una partita che ha insegnato quanto sia sottile il confine tra controllo e rischio.
Il lavoro del commissario tecnico in questi mesi si riflette soprattutto nella mentalità. La squadra ha mostrato compattezza, ha accettato di soffrire e ha saputo adattarsi. Anche lo stesso allenatore ha dimostrato flessibilità, rivedendo alcune convinzioni iniziali e modellando il sistema di gioco sulle caratteristiche dei giocatori disponibili. È un processo ancora in corso, ma il gruppo appare più solido, più consapevole, più disposto al sacrificio.
Dalla gara di Bergamo arrivano indicazioni chiare. La difesa ha risposto con ordine, limitando i pericoli e gestendo bene anche le palle inattive, l’arma più insidiosa degli avversari. Il rientro di Bastoni ha garantito equilibrio, mentre Mancini e Calafiori hanno confermato affidabilità. In avanti, la crescita di Kean nella ripresa ha cambiato l’inerzia del match, mentre l’ingresso di Pio Esposito ha aggiunto energia e soluzioni. Retegui, invece, è apparso condizionato dalla condizione fisica non ottimale.
Qualche aspetto resta da perfezionare, soprattutto sulla fascia sinistra, dove Dimarco è stato coinvolto troppo poco nonostante la sua capacità di creare superiorità. L’intesa con Calafiori è apparsa meno fluida rispetto ad altri meccanismi consolidati. Sul versante opposto, invece, la catena composta da Mancini, Barella e Politano ha trovato maggiore continuità, dopo una fase iniziale di assestamento in mezzo al campo.
Il dato più significativo riguarda però l’atteggiamento complessivo. L’Italia ha mostrato prudenza, forse anche eccessiva nei primi minuti, ma non ha mai perso concentrazione. Solo un episodio isolato ha creato qualche apprensione, ma la squadra ha mantenuto ordine e disciplina. È un segnale importante, perché testimonia la nascita di un gruppo vero, capace di aiutarsi e di restare compatto anche nelle difficoltà.
Ora manca l’ultimo passo. La finale playoff non concederà margini, e ogni dettaglio peserà. L’Italia dovrà unire pazienza e attenzione, qualità e determinazione. Servirà qualcosa in più del semplice controllo della partita: servirà quella spinta emotiva che trasforma una buona prestazione in un risultato decisivo. "Dobbiamo dare il 101%", è la sensazione che accompagna questo momento.
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