La partita per la guida della FIGC si sta trasformando in un confronto sempre più acceso, fatto di strategie, alleanze e mosse che rischiano di produrre effetti inattesi.
Figc, giochi di potere e tensioni: la corsa di Malagò si complica tra Marotta e l’ipotesi Galliani
Al centro c’è Giovanni Malagò, candidato forte ma non più così inattaccabile come sembrava inizialmente.
L’effetto Marotta: accelerazione o boomerang?
A sparigliare le carte è stato Giuseppe Marotta, che ha scelto di esporsi apertamente a sostegno di Malagò. Un’attività intensa, visibile, quasi una campagna anticipata.
"Bisogna arrivare pronti all’appuntamento", è la logica che sembra guidare il presidente dell’Inter. L’obiettivo: presentarsi con un consenso già consolidato.
Ma proprio questa accelerazione sta generando malumori. Per alcuni dirigenti, il rischio è che un sostegno così esplicito finisca per indebolire, anziché rafforzare, la candidatura.
Milan e Juventus frenano
Tra i club più perplessi emergono AC Milan e Juventus, che non avrebbero gradito il metodo e i tempi della manovra.
"Prima i programmi, poi i nomi", è la linea che filtra. Una posizione che riflette la volontà di evitare decisioni affrettate e di mantenere equilibrio in una fase delicata.
A questi si aggiungono altre realtà come il Parma Calcio 1913, contribuendo a rendere il quadro più frammentato.
Spunta Galliani: alternativa o strategia?
In questo scenario prende quota un nome che nel calcio italiano ha un peso specifico importante: Adriano Galliani.
L’idea, sondare la sua disponibilità, nasce proprio in risposta al crescente attivismo attorno a Malagò. Non è ancora chiaro se si tratti di una candidatura reale o di una mossa tattica per riequilibrare le forze.
"Serve qualcuno che conosca il calcio", è il concetto che accompagna questa ipotesi. Un messaggio che, indirettamente, mette in discussione il profilo di Malagò, considerato da alcuni più vicino al mondo istituzionale che a quello operativo del pallone.
Il rischio per Malagò
Il paragone con il conclave è inevitabile: entrare favorito e uscire ridimensionato. La candidatura di Malagò resta solida, ma non più incontrastata.
Le resistenze interne, unite alla percezione di una corsa partita troppo presto, potrebbero erodere consenso proprio nelle fasi decisive.
Un equilibrio ancora instabile
Il quadro resta fluido. Altri club, come SS Lazio e Udinese Calcio, avrebbero espresso perplessità, segno di un fronte tutt’altro che compatto.
In questo contesto, ogni mossa pesa. Ogni dichiarazione può spostare equilibri.
Una partita tutta politica
Più che una semplice elezione, quella per la Figc è una vera e propria partita politica. Conta il consenso, ma anche il modo in cui viene costruito.
"Non è finita", è la sensazione che attraversa gli ambienti. E probabilmente è così: la corsa è ancora lunga e tutt’altro che decisa.
Per Malagò, la sfida ora è doppia: consolidare il sostegno senza alimentare nuove resistenze. Perché, in questo gioco, il confine tra favorito e outsider può cambiare molto più in fretta del previsto.
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