FIGC, dopo Gravina si apre la corsa: Malagò, Abete e Marani in pole per la presidenza
Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, il sistema federale entra in una fase decisiva: il voto del 22 giugno determinerà la nuova guida e, di conseguenza, l’indirizzo politico e organizzativo del movimento.
Il conto alla rovescia è iniziato. Ottantuno giorni separano il calcio italiano dalla scelta del nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, il sistema federale entra in una fase decisiva: il voto del 22 giugno determinerà la nuova guida e, di conseguenza, l’indirizzo politico e organizzativo del movimento.
FIGC, dopo Gravina si apre la corsa: Malagò, Abete e Marani in pole per la presidenza
Il clima è quello delle grandi transizioni. Sullo sfondo restano le difficoltà sportive e strutturali, mentre le componenti federali si muovono per individuare una figura capace di ricompattare il sistema. Tre nomi emergono con maggiore forza: Giovanni Malagò, Giancarlo Abete e Matteo Marani. Più defilata, ma ancora presente, l’ipotesi che porta a Demetrio Albertini.
Malagò, il profilo istituzionale sostenuto dai club
Tra i candidati, quello di Malagò appare il più solido sul piano politico-sportivo. L’ex presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano gode di un consenso significativo, soprattutto tra i club di vertice. La sua esperienza nella gestione delle grandi strutture sportive e nei rapporti istituzionali lo rende una figura considerata capace di affrontare una fase complessa.
"La FIGC ha bisogno di stabilità e visione", è il ragionamento che circola tra i sostenitori della sua candidatura. Il profilo di Malagò viene associato a una leadership orientata alla mediazione e alla riorganizzazione complessiva del sistema calcistico, con particolare attenzione alla sostenibilità e alla credibilità internazionale.
Abete, il ritorno dell’esperienza federale
Sul fronte opposto, Abete rappresenta la continuità con la tradizione federale. Già presidente della FIGC tra il 2007 e il 2014, conosce in profondità le dinamiche interne e i meccanismi decisionali. Il suo nome torna ciclicamente nei momenti di transizione, soprattutto quando il sistema cerca una figura capace di garantire equilibrio.
"Serve qualcuno che conosca già la macchina federale", è la linea di chi sostiene il suo ritorno. Il precedente mandato, concluso dopo il mondiale del 2014, resta un elemento di valutazione, ma l’esperienza accumulata continua a pesare nel dibattito.
Marani, la carta del rinnovamento
Più recente, ma non meno significativa, la candidatura di Marani. L’attuale presidente della Lega Pro ha costruito la propria immagine su un lavoro di riforma nella Serie C, categoria storicamente segnata da fragilità economiche e instabilità gestionale.
Il suo profilo viene letto come un segnale di cambiamento. "Il calcio italiano ha bisogno di nuove idee", sostengono i suoi sostenitori, indicando nella sua esperienza un tentativo concreto di modernizzazione, soprattutto sul piano organizzativo e dei controlli.
Albertini, la soluzione sostenuta dai calciatori
Più defilata, ma ancora sullo sfondo, resta la candidatura di Albertini. L’ex centrocampista, sostenuto da parte del mondo dei giocatori, rappresenterebbe una figura di sintesi tra campo e istituzioni. Tuttavia, al momento, il consenso attorno al suo nome appare meno strutturato rispetto agli altri candidati.
Verso una campagna elettorale decisiva
Le prossime settimane saranno determinanti. I candidati dovranno formalizzare le proprie intenzioni e presentare programmi dettagliati. Non si tratterà solo di scegliere un presidente, ma di definire la direzione del calcio italiano per i prossimi anni.
La partita si gioca su più tavoli: riforma dei campionati, sostenibilità finanziaria, valorizzazione dei giovani e rapporti con le istituzioni. Il voto del 22 giugno non sarà soltanto una scadenza statutaria, ma un passaggio cruciale per ridefinire identità e prospettive del movimento calcistico nazionale.
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