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giovedì 30 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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FIGC, caso Malagò in Senato: interrogazione ad Abodi sulla presunta ineleggibilità

Una mossa che punta a evitare zone d’ombra interpretative in un contesto dove il rischio di contenziosi o contestazioni successive potrebbe incidere sulla stabilità della futura governance federale.

FIGC, caso Malagò in Senato: interrogazione ad Abodi sulla presunta ineleggibilità
La corsa alla presidenza della FIGC si sposta anche sul terreno politico-istituzionale. A poco più di un mese dalle elezioni federali fissate per il 22 giugno, la candidatura di Giovanni Malagò entra ufficialmente nell’agenda parlamentare attraverso un’interrogazione presentata al Senato.

FIGC, caso Malagò in Senato: interrogazione ad Abodi sulla presunta ineleggibilità

Il nodo riguarda una questione giuridica destinata ad alimentare il confronto nelle prossime settimane: la possibile applicazione delle norme sul cosiddetto "pantouflage" all’ex presidente del CONI e, di conseguenza, la compatibilità della sua candidatura con il quadro normativo vigente. Malagò-FIGC, il tema approda in Parlamento A sollevare formalmente la questione è stato il senatore Roberto Marti, esponente della Lega e presidente della Commissione Cultura, istruzione, ricerca, spettacolo e sport del Senato. L’atto parlamentare è indirizzato al ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, con una richiesta precisa: verificare se sia opportuno promuovere un chiarimento preventivo presso le autorità competenti per evitare interpretazioni contrastanti prima del voto federale. L’obiettivo indicato nell’interrogazione è quello di garantire "certezza del diritto, trasparenza e uniformità applicativa" rispetto alla normativa anticorruzione nel sistema sportivo italiano. Il punto centrale non riguarda quindi un giudizio politico sulla candidatura, ma l’interpretazione delle norme che disciplinano il passaggio da incarichi pubblici a ruoli in organismi sottoposti a determinate forme di vigilanza o regolazione. Cos’è il "pantouflage" e perché riguarda la candidatura di Malagò Al centro della discussione emerge il principio del cosiddetto "pantouflage", termine utilizzato per definire il periodo di incompatibilità previsto in alcuni casi per ex dirigenti o rappresentanti di amministrazioni pubbliche. La normativa richiamata nell’interrogazione fa riferimento a disposizioni contenute nel decreto legislativo n. 165 del 2001 e nel decreto legislativo n. 39 del 2013. Secondo questo impianto normativo, determinate figure che abbiano esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto di amministrazioni pubbliche potrebbero essere soggette a un periodo di "raffreddamento" prima di assumere incarichi presso enti privati collegati a sistemi di vigilanza, regolazione o finanziamento riconducibili all’amministrazione di provenienza. Il punto interpretativo nasce dalla posizione ricoperta da Giovanni Malagò al vertice del CONI fino al giugno 2025. Poiché le elezioni FIGC sono programmate per il 22 giugno 2026, il tema sollevato riguarda la mancata decorrenza integrale del periodo triennale previsto dalla disciplina richiamata nell’atto parlamentare. Il ruolo dell’ANAC nel dibattito giuridico L’interrogazione cita esplicitamente alcuni pronunciamenti dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, considerati rilevanti per la lettura del caso. Tra questi compare una delibera del novembre 2025 nella quale viene ribadito l’inquadramento del CONI tra le pubbliche amministrazioni individuate dalla normativa di riferimento. Un elemento particolarmente significativo del dibattito riguarda inoltre la posizione delle federazioni sportive. Pur essendo strutture di natura privatistica, secondo il ragionamento richiamato nell’atto parlamentare la loro collocazione all’interno del sistema sportivo potrebbe non escludere automaticamente l’applicabilità delle norme anticorruzione. Il riferimento riguarda i poteri esercitati dal CONI sulle federazioni: riconoscimento sportivo, approvazione di statuti e regolamenti, vigilanza sugli organi interni, supervisione economica e, in alcuni casi, possibilità di commissariamento. Proprio su questo intreccio normativo si concentra oggi la richiesta di chiarimento avanzata al Governo. Abodi chiamato a un possibile intervento chiarificatore L’interrogazione non produce effetti diretti sulla candidatura né modifica il calendario elettorale. Tuttavia, introduce un elemento di pressione istituzionale attorno a un passaggio già molto delicato per gli equilibri del calcio italiano. Il ministro Andrea Abodi viene chiamato a valutare l’eventualità di un’interlocuzione preventiva con organismi competenti, tra cui ANAC e strutture di vigilanza sportiva, per definire il perimetro applicativo della normativa prima dell’appuntamento elettorale. Una mossa che punta a evitare zone d’ombra interpretative in un contesto dove il rischio di contenziosi o contestazioni successive potrebbe incidere sulla stabilità della futura governance federale. Elezioni FIGC, non solo voto: in gioco c’è anche il quadro normativo dello sport italiano La vicenda evidenzia come le elezioni FIGC non rappresentino soltanto una competizione per la leadership del calcio nazionale. Sul tavolo si incrociano diritto amministrativo, governance sportiva, autonomia federale e normativa anticorruzione. Il caso Malagò apre infatti una discussione più ampia sul rapporto tra istituzioni pubbliche e sistema sportivo, su limiti, incompatibilità e interpretazioni regolamentari in un settore che negli ultimi anni ha visto crescere il peso dei temi legati alla trasparenza e alla compliance. Le prossime settimane diranno se arriverà un chiarimento formale delle autorità competenti. Nel frattempo, la corsa alla presidenza FIGC continua, ma con un fronte giuridico destinato a restare sotto osservazione fino al voto del 22 giugno.
Andrea Fiorentino · Redattore