Dimissioni Gravina, ma il potere resta: il “passo di lato” che non cambia gli equilibri
secondo l’analisi pubblicata da Il Fatto Quotidiano e firmata da Lorenzo Vendemiale, il passo compiuto non segnerebbe una reale discontinuità, ma piuttosto una mossa strategica destinata a mantenere inalterati gli equilibri interni.
Le dimissioni di Gabriele Gravina dalla guida della Federazione Italiana Giuoco Calcio avrebbero potuto rappresentare un momento di svolta per il calcio italiano.
Dimissioni Gravina, ma il potere resta: il “passo di lato” che non cambia gli equilibri
Eppure, secondo l’analisi pubblicata da Il Fatto Quotidiano e firmata da Lorenzo Vendemiale, il passo compiuto non segnerebbe una reale discontinuità, ma piuttosto una mossa strategica destinata a mantenere inalterati gli equilibri interni.
L’uscita di scena del presidente federale, infatti, non coinciderebbe con un cambio di gestione immediato. Al contrario, l’interpretazione proposta evidenzia come le dimissioni servano soprattutto a evitare il commissariamento della federazione, ipotesi che avrebbe potuto aprire a un rinnovamento più profondo. In uno scenario di sfiducia formale, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano e il governo avrebbero avuto la possibilità di nominare un reggente, con l’obiettivo di traghettare la struttura verso una riforma complessiva.
Il precedente citato è quello del 2018, quando Giovanni Malagò intervenne dopo la fine dell’era Carlo Tavecchio. Un passaggio che, secondo l’analisi, non produsse i risultati sperati, ma che oggi avrebbe potuto rappresentare l’occasione per una revisione più radicale delle logiche interne.
Il “sistema” oltre il singolo dirigente
Il nodo centrale, secondo la lettura critica, non riguarderebbe soltanto la figura di Gravina, ma l’intero assetto di potere costruito negli anni. Si parla esplicitamente di un “sistema” fatto di equilibri consolidati, figure influenti e dinamiche decisionali che hanno inciso sulle politiche federali. In questo contesto viene citato anche Vincenzo Viglione, indicato come uno degli uomini più influenti negli ultimi anni, simbolo di una continuità che potrebbe non interrompersi.
La scelta di procedere con elezioni rapide, senza una gestione commissariale, rafforzerebbe l’idea di una transizione controllata dall’interno. Un percorso che, pur formalmente orientato al cambiamento, rischia di mantenere le stesse logiche decisionali.
Un addio solo formale
Un ulteriore elemento che alimenta le perplessità riguarda la tempistica. Gravina resterà in carica fino alla data fissata per le elezioni, continuando a gestire la fase più delicata del passaggio istituzionale. Una decisione che ha già generato malumori e che, secondo l’analisi, confermerebbe la natura “laterale” delle dimissioni.
"Non è un passo indietro, ma un passo di lato", è la sintesi che emerge: l’uscita dalla presidenza non coincide con un reale distacco dalla gestione del potere. Al contrario, la permanenza fino al voto lascia intendere che l’attuale leadership manterrà un ruolo centrale nel definire il futuro assetto federale.
Il nodo del rinnovamento
Il vero interrogativo riguarda ora la capacità del sistema calcistico italiano di rinnovarsi davvero. Le prossime elezioni saranno decisive, ma resta da capire quanto la nuova governance sarà disposta a rompere con il passato. Senza un cambiamento strutturale, il rischio è che il turnover si limiti alle figure, lasciando invariato il modello decisionale.
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