Ci sono storie che il calcio continua a scrivere anche quando sembrano essersi fermate. Quella tra Romelu Lukaku e Kevin De Bruyne appartiene a questa categoria: un’amicizia calcistica lunga sedici anni, attraversata da trionfi, cadute, infortuni e ritorni inattesi. E adesso, ancora una volta, da un Mondiale condiviso con il Belgio.
Belgio, Lukaku e De Bruyne, il Mondiale della rinascita: insieme in nazionale, quasi mai col Napoli
Per entrambi sarà la quarta Coppa del Mondo consecutiva dopo Brasile 2014, Russia 2018 e Qatar 2022. Stavolta il viaggio porterà negli Stati Uniti, in Canada e in Messico, e la convocazione arrivata dal ct Rudi Garcia assume un significato che va oltre il semplice valore tecnico.
Perché Lukaku e De Bruyne arrivano all’appuntamento mondiale dopo mesi estremamente difficili, probabilmente tra i più complicati delle rispettive carriere.
Due leader feriti, ma ancora centrali
Romelu Lukaku ha vissuto una stagione tormentata. Gli infortuni ne hanno limitato drasticamente la continuità e il rapporto con Antonio Conte, figura fondamentale nel suo percorso professionale, si sarebbe progressivamente incrinato fino a una separazione dolorosa. A questo si è aggiunto anche il dramma personale legato alla perdita del padre, un evento che ha inevitabilmente segnato il suo ultimo anno.
Anche De Bruyne ha dovuto fare i conti con il fisico. Il centrocampista belga è stato costretto a convivere nuovamente con problemi muscolari importanti, fino a sottoporsi a un secondo intervento nello stesso arco di poco più di due anni.
Eppure, nonostante tutto, il Belgio ha scelto ancora loro. Garcia ha deciso di affidarsi all’esperienza, alla leadership e a quel legame tecnico costruito in oltre un decennio di nazionale.
Una storia iniziata nel 2010
La prima partita giocata insieme risale all’agosto del 2010, in un’amichevole contro la Finlandia. Lukaku aveva 17 anni, De Bruyne 19. Erano due talenti emergenti, lontani dall’immaginare che sarebbero diventati i simboli della generazione più forte nella storia del calcio belga.
Da quel giorno hanno condiviso 83 partite: 82 con la maglia della nazionale e appena una a livello di club.
Un dato quasi surreale se si pensa al loro percorso parallelo. Per anni il calcio europeo ha sfiorato la possibilità di vederli insieme in una squadra di club senza riuscire mai a concretizzarla davvero. Dove aveva fallito il Chelsea, sembrava potesse riuscire il Napoli.
Sei minuti che raccontano una stagione
L’estate scorsa l’arrivo contemporaneo a Napoli aveva acceso entusiasmo e aspettative enormi. L’idea di vedere Lukaku e De Bruyne finalmente fianco a fianco anche in un club sembrava l’inizio di un capitolo speciale.
Invece tutto si è consumato in appena sei minuti.
È questo il tempo totale trascorso insieme in campo con la maglia azzurra durante una partita ufficiale. Succede il 6 marzo allo stadio Maradona contro il Torino: De Bruyne entra al 79’, Lukaku all’84’. Fine della storia.
Una fotografia crudele di una stagione spezzata dagli infortuni e dalle difficoltà fisiche che hanno impedito ai due belgi di costruire davvero qualcosa insieme a Napoli.
Il Belgio ritrova la sua coppia simbolo
Con la nazionale, però, il discorso cambia completamente. Lukaku e De Bruyne rappresentano da anni una delle connessioni tecniche più produttive del calcio internazionale.
Nelle loro 82 partite condivise col Belgio hanno costruito 18 gol direttamente tra assist e conclusioni reciproche: tredici passaggi vincenti di De Bruyne per Lukaku e cinque assist di Romelu per Kevin.
Il loro legame calcistico ha attraversato tutte le fasi della crescita del Belgio moderno, dai primi passi fino alle grandi notti internazionali. Indimenticabile resta l’ottavo di finale contro gli Stati Uniti al Mondiale brasiliano del 2014: De Bruyne apre la partita ai supplementari, Lukaku la chiude poco dopo proprio su assist del compagno.
Oggi arrivano al nuovo Mondiale con 68 anni in due, qualche cicatrice in più e molte meno certezze fisiche rispetto al passato. Ma anche con la consapevolezza di essere ancora il cuore emotivo e tecnico della nazionale belga.
Ed è forse proprio questo a rendere la loro storia ancora più potente: dopo una stagione piena di ostacoli, il calcio ha concesso loro un’altra occasione per provarci insieme.
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