VAR, tra fallacia dei costi irrecuperabili e protesta dei tifosi: perché il calcio non sa rinunciare
la VAR rimane un caso emblematico di tecnologia controversa nel calcio moderno: promessa di equità, realtà di conflitti, distorsioni cognitive e tensioni continue tra club, tifosi e istituzioni. L’illusione di una soluzione perfetta sembra destinata a durare, almeno finché i costi superano la…
La VAR continua a dividere tifosi, addetti ai lavori e club, e il dibattito non accenna a spegnersi. Come scrive il Times, ciò che doveva essere uno strumento di equità si è trasformato in una “fallacia dei costi irrecuperabili”: un progetto nato con buone intenzioni, oggi percepito come inefficace e dannoso per lo spettacolo, ma che gli organi di governo del calcio si sentono obbligati a mantenere.
VAR, tra fallacia dei costi irrecuperabili e protesta dei tifosi: perché il calcio non sa rinunciare
Secondo un sondaggio condotto tra oltre 7.000 tifosi della Premier League, la maggioranza vorrebbe abolire la VAR. Eppure, quasi nessuno immagina davvero come si potrebbe fare. “Abbiamo aperto il vaso di Pandora”, si legge. Sette anni dopo l’introduzione nel 2018, il sistema sembra ormai una costrizione istituzionale, più che uno strumento utile. È il classico esempio di sunk cost fallacy: continuare a investire in qualcosa che non funziona semplicemente per non ammettere di aver sbagliato fin dall’inizio.
Thomas Concannon, della associazione tifosi che ha promosso il sondaggio, sintetizza la dinamica: “I club preferiscono decisioni accurate a tifosi felici, perché le decisioni accurate proteggono i punti in classifica, e i punti valgono milioni. I tifosi, in questa equazione, sono la variabile dipendente”.
Esempi europei: tra protesta e immobilismo
In Germania, dove il 50+1 tutela i soci dei club, la VAR ha provocato proteste organizzate, boicottaggi e persino episodi clamorosi come quello di un tifoso del Preussen Münster che ha staccato fisicamente il monitor VAR in campo durante una partita di Bundesliga 2.
In Norvegia, la situazione ha assunto toni quasi tragicomici: 19 club su 32 avevano votato per abolire la VAR, ma la proposta è stata bloccata dalla presidente della federazione Lise Klaveness con l’appoggio dei club dilettantistici. I tifosi hanno risposto con walkout, quindici minuti di silenzio negli stadi, fumogeni e persino lancio di polpette di pesce, dimostrando quanto la questione sia sentita.
Il futuro della VAR: revisioni e summit
L’IFAB ha annunciato una revisione biennale del sistema, mentre l’UEFA convocherà un summit post-Mondiale con le grandi leghe europee. Roberto Rosetti, responsabile arbitrale UEFA, ha sottolineato che non è più sostenibile continuare con “interventi microscopici”, ma le controversie e le proteste continuano.
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