Caso Mancini, prime tensioni tra Serie A e Malagò: il metodo della scelta divide i club
Secondo La Gazzetta dello Sport, il malumore sarebbe emerso soprattutto per la mancata consultazione preventiva delle società. La Lega avrebbe apprezzato un confronto più ampio prima dell'annuncio del nuovo commissario tecnico, mentre la decisione sarebbe arrivata con un quadro ormai definito.
La nomina di Roberto Mancini come nuovo commissario tecnico della Nazionale apre una fase di confronto delicato tra la Lega Serie A e il presidente della FIGC Giovanni Malagò.
Caso Mancini, prime tensioni tra Serie A e Malagò: il metodo della scelta divide i club
Il punto di frizione, secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, non sarebbe legato tanto al profilo dell'allenatore scelto, quanto al percorso che ha portato alla decisione finale.
Il rapporto tra i club della massima serie e Malagò era nato sotto il segno della collaborazione. Il sostegno della Serie A, infatti, era stato considerato determinante per l'elezione dell'ex presidente del CONI alla guida della federazione. Proprio per questo motivo, diversi dirigenti si sarebbero aspettati un coinvolgimento maggiore su una scelta destinata a incidere sul futuro del calcio italiano.
Secondo La Gazzetta dello Sport, il malumore sarebbe emerso soprattutto per la mancata consultazione preventiva delle società. La Lega avrebbe apprezzato un confronto più ampio prima dell'annuncio del nuovo commissario tecnico, mentre la decisione sarebbe arrivata con un quadro ormai definito.
Durante il Consiglio federale, il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli avrebbe manifestato le proprie perplessità, sottolineando come la scelta del commissario tecnico rientri nelle prerogative del presidente federale, ma richieda comunque un dialogo con tutte le componenti del sistema, in particolare con i club che rappresentano il vertice del calcio italiano.
Malagò, secondo la ricostruzione della Gazzetta dello Sport, avrebbe spiegato che il percorso iniziale aveva coinvolto maggiormente le società nel momento in cui era stata valutata l'ipotesi Andrea Pirlo, mentre l'opzione Mancini sarebbe maturata in seguito agli sviluppi delle ultime ore e alla necessità di individuare rapidamente una soluzione.
Il confronto non avrebbe coinvolto soltanto Simonelli. Anche i rappresentanti della Serie A presenti in Consiglio federale, tra cui Giuseppe Marotta per l'Inter, Giorgio Chiellini per la Juventus e Stefano Campoccia per l'Udinese, avrebbero espresso un certo disagio rispetto alla gestione della vicenda. Una posizione che, sempre secondo il quotidiano, avrebbe trovato sensibilità anche in altre componenti del calcio italiano.
Alla base del malcontento ci sarebbe anche la preferenza manifestata da diversi club per Antonio Conte, considerato da una parte della Serie A il profilo ideale per rilanciare il progetto azzurro. L'allenatore del Napoli, tuttavia, non sarebbe mai diventato la scelta finale della federazione.
Resta inoltre il tema dei tempi. La Serie A avrebbe chiesto maggiore rapidità nella programmazione del nuovo ciclo della Nazionale, mentre Malagò avrebbe invitato alla prudenza, spiegando che il percorso di ricostruzione richiederà tempo: "Dobbiamo fare il meglio con quello che abbiamo. C'è un campo che va arato".
Al momento non si intravedono scenari di rottura definitiva. Le parole successive di Simonelli hanno confermato la volontà di mantenere un rapporto istituzionale costruttivo. Tuttavia, il caso Mancini ha lasciato una prima crepa nel rapporto tra FIGC e Serie A: molto dipenderà dai risultati della Nazionale e dalla capacità della nuova gestione federale di ricostruire un clima di condivisione nei prossimi mesi.
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