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sabato 1 agosto 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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VAR e supervisione: la norma che può ridefinire il caso Rocchi

In termini operativi, segnali come la “bussata” o altre forme di richiamo verso i varisti non sarebbero automaticamente configurabili come interferenze indebite

VAR e supervisione: la norma che può ridefinire il caso Rocchi
Nel dibattito acceso attorno al ruolo di Gianluca Rocchi, emerge un passaggio regolamentare che potrebbe incidere in modo decisivo sulla lettura degli eventi. Non si tratta di un dettaglio marginale, ma di una previsione precisa contenuta nei documenti operativi destinati agli arbitri che lavorano nelle sale VAR.

VAR e supervisione: la norma che può ridefinire il caso Rocchi

Secondo la ricostruzione pubblicata dal Corriere dello Sport, esisterebbe un’integrazione normativa — un inserto tradotto dall’inglese e adottato dal settore tecnico dell’Associazione Italiana Arbitri — che chiarisce i margini d’azione del supervisore VAR. Il riferimento è al cosiddetto “Manuale VAR/Arbitro”, un testo di lavoro utilizzato nelle strutture operative di Lissone. Il punto chiave del regolamento All’interno della sezione dedicata agli ufficiali VAR, un passaggio specifico definisce il perimetro d’intervento del supervisore, figura che nella stagione sotto esame è stata ricoperta anche da Rocchi. La norma introduce una possibilità ben delineata: intervenire direttamente in situazioni eccezionali, quando si profila il rischio concreto di un errore grave nell’applicazione del protocollo. In termini operativi, segnali come la “bussata” o altre forme di richiamo verso i varisti non sarebbero automaticamente configurabili come interferenze indebite. Al contrario, il regolamento ne ammette l’utilizzo, purché circoscritto a contesti straordinari e finalizzato a prevenire decisioni manifestamente errate. Una linea difensiva costruita sul regolamento ""Il punto non è intervenire o meno, ma capire quando è legittimo farlo"", potrebbe essere la chiave interpretativa della vicenda. Ed è proprio su questa distinzione che si gioca la posizione di Rocchi. La norma, infatti, non apre a un’ingerenza sistematica, ma introduce una clausola di salvaguardia: un margine operativo limitato, pensato per evitare errori macroscopici. In questa prospettiva, il comportamento del supervisore non verrebbe valutato come un’invasione di competenze, bensì come un’azione prevista dal quadro normativo, se inserita nel contesto di eccezionalità richiesto dal protocollo. Il peso dell’interpretazione Resta centrale la lettura di ciò che costituisce una “circostanza eccezionale”. È su questo terreno che si muoveranno le valutazioni, tecniche e disciplinari. Il regolamento esiste e fornisce una base chiara, ma la sua applicazione concreta richiede una valutazione caso per caso. ""Non è la presenza della norma a fare la differenza, ma il modo in cui viene applicata"", è il nodo che accompagna tutta la vicenda. Ed è proprio qui che si giocherà l’esito finale: nella capacità di dimostrare che l’intervento rientrava nei limiti previsti e non li ha oltrepassati.
Andrea Fiorentino · Redattore