UEFA sulle norme di multiproprietà e Fair Play Finanziario: “Cambiare sarebbe un rischio”
Tuttavia, la UEFA da sola può intervenire solo sui club che partecipano alle competizioni europee. “Un ruolo fondamentale è svolto dai campionati nazionali e dalle federazioni. Tutti devono lavorare in sinergia per garantire coerenza nelle regole”.
Allargare i confini delle regole sulla multiproprietà e modificare i parametri del Fair Play Finanziario può avere conseguenze importanti per il calcio europeo.
UEFA sulle norme di multiproprietà e Fair Play Finanziario: “Cambiare sarebbe un rischio”
A sottolinearlo è stato Andrea Traverso, direttore della ricerca e della sostenibilità finanziaria UEFA, intervenuto al “Financial Times Business of Football Summit” di Londra.
Multiproprietà, integrità a rischio
Traverso ha ricordato che le norme sulla multiproprietà sono in vigore dalla fine degli anni ’90 e non hanno subito modifiche sostanziali: “Lo stesso proprietario o soggetto non può controllare o avere un’influenza decisiva su più di un club che partecipa alla stessa competizione. Questo principio è applicato in tutte le federazioni nazionali europee”.
Il dirigente ha chiarito il senso della regola: “Esiste un rischio per l’integrità delle competizioni se un proprietario potesse gestire due squadre nello stesso torneo. Cambiare questa norma richiederebbe una valutazione molto attenta. Anche la percezione dei tifosi è cruciale: se pensassero che l’equità è compromessa, si minerebbe la fiducia nel sistema calcistico”.
Fair Play Finanziario, tra disciplina e sostenibilità
Traverso ha poi approfondito l’impatto delle nuove regole sul Fair Play Finanziario, in particolare il “squad cost ratio”, che misura il rapporto tra costi della rosa e fatturato. “I dati mostrano un miglioramento: il rapporto stipendi/ricavi è sceso dal 67% due anni fa al 63% quest’anno”, ha spiegato, sottolineando che il percorso verso la piena sostenibilità richiederà ancora tempo.
Tuttavia, la UEFA da sola può intervenire solo sui club che partecipano alle competizioni europee. “Un ruolo fondamentale è svolto dai campionati nazionali e dalle federazioni. Tutti devono lavorare in sinergia per garantire coerenza nelle regole”.
Traverso ha citato esempi concreti: in Spagna regole rigide hanno bloccato alcune operazioni di mercato, in Italia è stata introdotta la soglia del 70%, monitorata tre volte l’anno, mentre in Germania la normativa sarà votata a breve. La Premier League inglese, invece, consente una spesa per la rosa tra l’85 e il 115% dei ricavi, molto più alta rispetto al tetto UEFA del 70%.
Competitività vs sostenibilità
“La differenza principale tra UEFA e Premier League non è tecnica, ma di obiettivi. La UEFA punta alla sostenibilità finanziaria, mentre la Premier League cerca anche di incrementare la competitività, dando ai club più margini operativi”, ha spiegato Traverso.
Secondo il direttore finanziario UEFA, un aumento indiscriminato della soglia di spesa europea fino all’85% comporterebbe perdite aggregate per 8 miliardi di euro. “Non possiamo permettercelo, perché il nostro obiettivo è preservare la stabilità finanziaria dei club e del sistema”, ha aggiunto.
Un percorso di equilibrio
In sintesi, la UEFA mantiene ferme le regole fondamentali sulla multiproprietà e sul Fair Play Finanziario, convinta che modifiche drastiche comporterebbero rischi significativi, sia economici sia reputazionali, per l’intero calcio europeo. La sfida resta trovare il giusto equilibrio tra sostenibilità, competitività e trasparenza, garantendo che la crescita dei club non metta a rischio l’integrità delle competizioni.
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