Serie A, mercato a rischio stop: il 1° giugno scatta la verifica dei conti dei club
Un peggioramento della situazione nelle verifiche successive può produrre effetti anche sulle finestre di mercato future, mentre la mancata presentazione della documentazione richiesta comporta automaticamente l’attivazione delle misure restrittive previste dalle norme federali.
Il mercato estivo della Serie A passa prima dai bilanci. Mentre i club lavorano già su allenatori, strategie e nuovi acquisti, il calendario federale impone una scadenza destinata a incidere direttamente sulle possibilità operative delle società: il 1° giugno.
Serie A, mercato a rischio stop: il 1° giugno scatta la verifica dei conti dei club
Entro questa data, segnatamente domani, i club dovranno trasmettere la situazione patrimoniale aggiornata e il prospetto relativo al nuovo indicatore economico-finanziario che regola la sostenibilità del sistema calcio italiano: il Costo del Lavoro Allargato, parametro diventato centrale nei controlli federali dopo il superamento del vecchio indice di liquidità.
La verifica non è un semplice adempimento burocratico. Dal rispetto di questo indicatore dipende infatti la libertà di movimento nella successiva finestra di mercato. Chi non rientra nei limiti stabiliti rischia restrizioni immediate sulle operazioni in entrata, con effetti potenzialmente pesanti sulla costruzione delle rose.
Il nuovo modello introdotto dalla FIGC misura il rapporto tra costo sportivo complessivo e ricavi del club. Dentro il conteggio rientrano stipendi dei tesserati sportivi, costi tecnici, ammortamenti dei cartellini e alcune componenti collegate alle commissioni degli agenti. Sul versante opposto vengono considerati ricavi commerciali, diritti televisivi, sponsorizzazioni, introiti operativi e parte delle entrate generate dal mercato dei calciatori.
L’obiettivo del sistema è limitare gli squilibri economici e impedire che la spesa sportiva cresca oltre la capacità reale di produzione dei ricavi. Proprio per questo motivo la soglia prevista per il rapporto tra costi e fatturato diventa un elemento decisivo nella pianificazione societaria.
Chi supera il limite non perde automaticamente l’accesso al mercato, ma vede drasticamente ridotta la propria capacità di manovra. Le società fuori parametro possono infatti operare soltanto in presenza di condizioni compensative, come cessioni capaci di generare equilibrio finanziario, alleggerimenti del monte ingaggi o riduzione dei costi contrattuali. In sostanza, il mercato diventa vincolato: niente crescita della spesa complessiva e margini estremamente limitati sugli investimenti.
Il rischio non riguarda soltanto la sessione imminente. Un peggioramento della situazione nelle verifiche successive può produrre effetti anche sulle finestre di mercato future, mentre la mancata presentazione della documentazione richiesta comporta automaticamente l’attivazione delle misure restrittive previste dalle norme federali.
Per rientrare nei parametri, i club possono contare su diversi strumenti finanziari. Tra le opzioni disponibili figurano aumenti di capitale, interventi diretti dei soci, copertura delle perdite, finanziamenti subordinati e operazioni straordinarie legate alla monetizzazione di crediti sportivi o audiovisivi.
L’estate 2026 introduce però una novità destinata ad avere un peso significativo nel dibattito finanziario del calcio italiano: l’utilizzo delle riserve di utili come leva per riequilibrare gli indicatori federali. Le società potranno impiegare parte del patrimonio netto accumulato per coprire eventuali eccedenze di costo, ma soltanto attraverso precise condizioni di governance e con un vincolo formale sulle somme utilizzate.
Non si tratta quindi di una disponibilità immediatamente libera. Le riserve dovranno essere deliberate dai soci, contabilizzate nelle situazioni patrimoniali previste e sottoposte a un regime di indisponibilità fino al pieno ripristino dell’equilibrio economico-finanziario richiesto dalle norme federali.
La scadenza del 1° giugno diventa così molto più di una formalità amministrativa. È il primo vero passaggio che separa i club dalla prossima sessione di mercato e rappresenta uno dei test più importanti per capire quali società potranno muoversi con piena libertà e quali, invece, saranno costrette a fare i conti con limiti economici sempre più stringenti.