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lunedì 3 agosto 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Saudi League, club in affanno: dopo Ronaldo cresce l’esodo dei big e vacilla il progetto saudita

Un segnale forte, che ha fatto emergere un problema strutturale più ampio. Il caso Ronaldo, infatti, appare sempre più come "la punta dell’iceberg" di una crisi che coinvolge l’intero sistema.

Saudi League, club in affanno: dopo Ronaldo cresce l’esodo dei big e vacilla il progetto saudita
Quello che fino a poco tempo fa veniva presentato come un nuovo centro di gravità del calcio mondiale oggi mostra crepe sempre più evidenti. La Saudi Pro League sta vivendo una fase di profonda riflessione, segnata da partenze eccellenti e da un clima di incertezza che va ben oltre il caso Cristiano Ronaldo.

Saudi League, club in affanno: dopo Ronaldo cresce l’esodo dei big e vacilla il progetto saudita

Il presunto "boicottaggio" del fuoriclasse portoghese ha acceso i riflettori su un malessere diffuso, spingendo numerosi grandi nomi a riconsiderare il proprio futuro lontano dall’Arabia Saudita. Un copione già visto nella storia del calcio Il fenomeno non è nuovo. Negli anni ’70 la NASL statunitense attirava leggende come Pelé, Beckenbauer, Cruijff e Chinaglia, diventando il rifugio dorato dei campioni a fine carriera. Poi è stata la volta del Giappone e, più recentemente, della Cina. Esperimenti ambiziosi, sostenuti da enormi capitali, ma rivelatisi nel tempo bolle destinate a sgonfiarsi. L’Arabia Saudita sembrava però seguire una traiettoria diversa. Da un lato il peso politico ed economico del Paese, dall’altro il forte legame con la FIFA, testimoniato dai finanziamenti alle grandi competizioni internazionali sostenute da Gianni Infantino, come il nuovo Mondiale per club. Inoltre, a differenza delle esperienze precedenti, nella Saudi League erano approdati calciatori ancora nel pieno della carriera, non soltanto stelle in cerca dell’ultimo contratto. Il caso Ronaldo come campanello d’allarme La situazione è cambiata con la presa di posizione di Cristiano Ronaldo. Il portoghese ha apertamente criticato l’assenza di una reale evoluzione del progetto guidato dal Fondo Sovrano saudita (PIF). Alla base del malcontento, la mancanza di investimenti sul mercato per competere con club rivali come l’Al Hilal e, soprattutto, le indiscrezioni su ritardi nei pagamenti degli stipendi. Un segnale forte, che ha fatto emergere un problema strutturale più ampio. Il caso Ronaldo, infatti, appare sempre più come "la punta dell’iceberg" di una crisi che coinvolge l’intero sistema. Le partenze che indeboliscono la lega L’addio anticipato di Jordan Henderson dall’Al Ettifaq, appena sei mesi dopo un investimento da 14 milioni di euro, ha aperto la strada a una serie di uscite illustri. Hanno già lasciato la Saudi League giocatori come Seko Fofana, tornato in Europa con il Porto, oltre a Neymar, Talisca, Jota, Alex Telles e Ivan Rakitic. Tra i club più colpiti c’è l’Al Ittihad, campione in carica, ora allenato da Sergio Conceição. La società ha perso N’Golo Kanté, passato al Fenerbahçe, e ha visto Karim Benzema trasferirsi ai rivali dell’Al Hilal. Anche Fabinho e Danilo Pereira restano in bilico e potrebbero essere i prossimi a fare le valigie. Concorrenza globale e dubbi sulla sostenibilità Il progetto saudita, che aveva spinto Gianni Infantino a dichiarare che la lega era "sulla strada per diventare una delle tre migliori al mondo", deve ora fare i conti con una concorrenza sempre più agguerrita. MLS, campionati turco e brasiliano offrono oggi alternative credibili, sia sul piano sportivo sia su quello organizzativo. Le recenti partenze di Joao Cancelo e Kanté alimentano dubbi sulla reale sostenibilità della Saudi Pro League nel medio periodo. Il rischio concreto è quello di un ritorno al punto di partenza, proprio mentre si avvicina un appuntamento chiave come il Mondiale 2034, che sarà ospitato dall’Arabia Saudita.
Andrea Fiorentino · Redattore