La genesi dell'attuale crisi che sta scuotendo l'ambiente giallorosso non è figlia dei risultati recenti, ma affonda le sue radici nella scorsa primavera. Come riportato dall'edizione odierna de Il Messaggero, alla base delle tensioni tra Gian Piero Gasperini e la Roma c’è un profondo equivoco di fondo, nato già durante il decisivo incontro di Firenze. Da quel summit sono emerse due visioni diametralmente opposte che non sono mai riuscite a convergere col passare dei mesi. Da una parte l'allenatore, sbarcato nella Capitale con l’ambizione bruciante di dimostrare il proprio valore assoluto anche in una grande piazza esigente e affamata di vittorie; dall’altra la proprietà americana dei Friedkin, convinta di aver ingaggiato prima di tutto un formatore, una figura capace di valorizzare i talenti, generare corpose plusvalenze e sostenere così il rigido progetto economico del club.
Dalle plusvalenze dei Friedkin alle ambizioni di Gasp: le radici del caos in casa giallorossa
Questo cortocircuito programmatico ha inevitabilmente generato le prime, fatali frizioni. Il malcontento di Gasperini è stato poi amplificato da una sessione di calciomercato che non ha mai davvero soddisfatto le esplicite richieste tecniche dell'allenatore, zavorrata da una strategia aziendale che ha faticato a decollare. Le incomprensioni, inizialmente limitate ai vertici, si sono progressivamente allargate a macchia d'olio, arrivando a coinvolgere sia lo staff che la dirigenza. Le recenti e piccate dichiarazioni pubbliche del tecnico non hanno fatto altro che scoperchiare il vaso di Pandora, facendo emergere una rottura ormai evidente. Il bivio a questo punto è imminente: confermare il mister implicherebbe l'obbligo di supportarlo con investimenti massicci e un radicale cambio di rotta, mentre un divorzio anticipato aprirebbe le porte all’ennesimo, logorante ciclo di cambiamenti tecnici.
Il caos tecnico rischia però di innescare un effetto domino devastante anche ai vertici della piramide societaria. La questione dirigenziale sul tavolo della proprietà è caldissima: secondo il quotidiano romano, se il Senior Advisor Claudio Ranieri e il direttore sportivo Frederic Massara non avranno un peso reale e decisionale nelle prossime, fondamentali mosse strategiche, sarebbero entrambi pronti a lasciare il club. In questo scenario di possibile e totale rivoluzione, sullo sfondo inizia a prendere corpo la clamorosa suggestione che porta al nome di Cristiano Giuntoli. Tuttavia, il problema della Roma resta profondamente strutturale. I continui ribaltoni aziendali senza una linea chiara rischiano di non portare mai i risultati sperati. Tra le rigide maglie del Fair Play Finanziario, le dolorose cessioni da mettere in conto e i numerosi innesti necessari per competere, la prossima estate capitolina si preannuncia cruciale. I margini di errore per i Friedkin sono ormai ridotti al lumicino.
Andrea Alati
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