Doveva essere uno strumento di trasparenza. Un ponte tra sala VAR, arbitri e pubblico. E invece Open VAR continua a lasciare dietro di sé una scia di dubbi.
Open VAR, più ombre che chiarimenti: il caso Napoli riaccende il dibattito
Dopo la puntata dedicata ad Atalanta-Napoli, la sensazione – rilanciata anche da Repubblica Napoli con Marco Azzi – è che il format non stia centrando l’obiettivo dichiarato: fare chiarezza.
Anzi, per molti osservatori, la trasmissione avrebbe finito per aumentare confusione e perplessità.
Atalanta-Napoli, il rigore revocato e i dialoghi che spiazzano
Il focus inevitabile era la sfida tra Atalanta e Napoli. L’episodio chiave: il rigore inizialmente concesso dall’arbitro Daniele Chiffi e poi revocato dopo l’intervento del VAR.
Secondo quanto riportato, già nei primi istanti dopo il fischio si sarebbero sentite in sottofondo frasi che hanno fatto discutere: "Perché ha dato il rigore?" e ancora "Ha anche ammonito qualcuno, non capisco chi". Interrogativi che, davanti a immagini ritenute da molti piuttosto chiare, hanno alimentato lo stupore.
Dalla sala VAR, con arbitri come Aureliano e Di Paolo al monitor, sarebbe poi partita la procedura che ha portato Chiffi a rivedere la decisione presa sul campo.
In studio, a Open VAR, la linea è stata netta: intervento corretto, scelta giusta, protocollo rispettato. Nessuna sbavatura.
Il gol annullato al Napoli e la “centralità dell’arbitro”
Se sul rigore la posizione è stata difensiva ma compatta, sul gol annullato al Napoli il messaggio ha sorpreso ancora di più.
Alla domanda sul perché il VAR non sia intervenuto per correggere quella che molti hanno ritenuto una valutazione errata, la risposta attribuita all’area tecnica arbitrale è stata: "Per noi la centralità dell’arbitro di campo è più importante".
Una frase che ha fatto rumore. Perché il punto non è la centralità dell’arbitro – principio condivisibile in astratto – ma la coerenza applicativa.
In passato, in situazioni analoghe, si è sostenuto che l’entità di un contatto in area fosse materia esclusiva del direttore di gara e che il VAR non potesse entrare nel merito. Antonio Conte, lo scorso campionato, dopo un episodio discusso a San Siro in Inter-Napoli (contatto Anguissa-Dumfries), chiese pubblicamente: "Ma che significa?". Gli fu spiegato che l’intensità di un tocco resta valutazione soggettiva dell’arbitro.
A Bergamo, però, la dinamica è apparsa ribaltata: intervento deciso sul rigore, silenzio sul gol annullato. Due pesi, due misure? È questo il dubbio che aleggia.
Open VAR senza contraddittorio: il limite strutturale
Il nodo centrale, evidenziato anche da Repubblica, è l’assenza di un vero contraddittorio. In studio manca un confronto tecnico serrato, una voce esterna capace di incalzare, di porre domande scomode.
Il risultato è un racconto unidirezionale. Le decisioni vengono spiegate, raramente messe in discussione. Quando emergono incongruenze, la sensazione è quella di giustificazioni che cercano di rattoppare il sistema più che analizzarlo in profondità.
Se Open VAR nasce come strumento di chiarezza, dovrebbe accettare il confronto. Altrimenti rischia di trasformarsi in un megafono istituzionale, percepito più come difesa corporativa che come analisi trasparente.
Il problema non è il VAR, ma la coerenza
Il punto, come sottolineano molti dirigenti e allenatori, non è demonizzare il VAR. La tecnologia resta un supporto prezioso. Il problema è l’interpretazione, la soglia di intervento, la costanza nei criteri.
Quando il pubblico fatica a comprendere perché in un caso si intervenga e in un altro no, la questione non è tecnica ma culturale. La fiducia si incrina.
Open VAR avrebbe l’opportunità di colmare questo divario, di spiegare non solo cosa è stato deciso, ma perché una linea viene mantenuta nel tempo. Senza questa coerenza narrativa e operativa, ogni spiegazione rischia di sembrare episodica.
Una credibilità da ricostruire
Il calcio italiano sta vivendo settimane di forte tensione sul fronte arbitrale. Le big di Serie A chiedono riforme, maggiore uniformità, persino modelli alternativi come il VAR a chiamata.
In questo contesto, Open VAR potrebbe essere uno strumento strategico per rafforzare la credibilità del sistema. Ma per riuscirci serve un cambio di passo: più confronto, meno autoreferenzialità, più chiarezza nei criteri.
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