Calcio · Napoli · Serie A · Calciomercato Instagram · Facebook · X · YouTube
venerdì 31 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
Google News
Serie A

Mondiale, dopo i sedicesimi l'equilibrio si ristabilisce: l'Europa torna al top, si ridimensiona la corsa dell'Africa

L'allargamento del torneo aveva favorito una presenza senza precedenti di nazionali provenienti da Africa e Asia nella fase a eliminazione diretta. Ma al termine dei sedicesimi il quadro si è progressivamente ricomposto, riportando al centro del torneo le tradizionali potenze europee.

Mondiale, dopo i sedicesimi l'equilibrio si ristabilisce: l'Europa torna al top, si ridimensiona la corsa dell'Africa
I primi Mondiali a 48 squadre avevano lasciato immaginare un possibile cambio degli equilibri del calcio internazionale. L'allargamento del torneo aveva infatti favorito una presenza senza precedenti di nazionali provenienti da Africa e Asia nella fase a eliminazione diretta. Ma al termine dei sedicesimi il quadro si è progressivamente ricomposto, riportando al centro del torneo le tradizionali potenze europee. È questo il principale elemento che emerge dall'analisi del tabellone pubblicata dalla Gazzetta dello Sport.

Mondiale, dopo i sedicesimi l'equilibrio si ristabilisce: l'Europa torna al top, si ridimensiona la corsa dell'Africa

L'impressione iniziale di un torneo destinato a rivoluzionare le gerarchie si è quindi attenuata. Se nella prima fase l'Africa aveva sorpreso qualificando nove rappresentative ai sedicesimi, il turno a eliminazione diretta ha drasticamente ridimensionato quel risultato: sette delle nove selezioni africane sono state eliminate, lasciando in corsa soltanto Marocco ed Egitto. Un bilancio che, nei fatti, riporta il continente agli stessi numeri raggiunti ai Mondiali del 2022, dimostrando come l'incremento dei posti disponibili abbia ampliato la partecipazione senza modificare in maniera sostanziale gli equilibri nelle fasi decisive del torneo. A confermarsi è soprattutto l'Europa, che porta sette nazionali agli ottavi di finale: Francia, Portogallo, Spagna, Belgio, Norvegia, Inghilterra e Svizzera. Un risultato particolarmente significativo se si considera che il percorso europeo è stato condizionato da tre confronti diretti tra squadre UEFA già nei sedicesimi, circostanza che ha inevitabilmente ridotto il numero delle qualificate. Nonostante questi incroci, il continente mantiene una presenza dominante nella fase finale della competizione, confermando la profondità tecnica delle proprie nazionali. Segnali positivi arrivano anche dal Sudamerica. Paraguay, Brasile, Argentina e Colombia conquistano gli ottavi, offrendo alla CONMEBOL una rappresentanza più ampia rispetto all'ultima edizione iridata e riaffermando il peso storico delle selezioni sudamericane nelle grandi competizioni internazionali. Risultato incoraggiante anche per il Nord e Centro America, con Stati Uniti, Canada e Messico tutte qualificate agli ottavi. La presenza contemporanea delle tre nazionali organizzatrici testimonia un percorso positivo, favorito anche dalla familiarità con il contesto del torneo disputato in casa. Di segno opposto, invece, il bilancio dell'Asia. Dopo aver espresso tre protagoniste nella fase a eliminazione diretta del Mondiale 2022, il continente non riesce a confermare quella crescita e scompare completamente dal tabellone degli ottavi. Una flessione che evidenzia quanto sia complesso trasformare l'aumento dei posti disponibili in risultati duraturi ai massimi livelli della competizione.

Alla luce dei risultati maturati dopo i sedicesimi, il Mondiale 2026 restituisce quindi un'immagine più tradizionale rispetto a quella emersa al termine della fase a gironi. L'allargamento del format ha ampliato la platea delle protagoniste e reso il torneo più inclusivo, ma quando il livello della competizione si alza tornano a prevalere le nazionali con maggiore esperienza, profondità tecnica e continuità internazionale. La prima edizione a 48 squadre, almeno finora, sembra quindi confermare una tendenza precisa: il calcio mondiale si apre a nuovi protagonisti, ma nelle partite che contano sono ancora le grandi scuole calcistiche a dettare il ritmo.

 
Andrea Fiorentino · Redattore