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venerdì 31 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Mondiale 2026, chi può vincere davvero: favorite, outsider e nazionali a rischio flop nel primo torneo a 48 squadre

ai Mondiali, nonostante business, format giganti e maratone televisive, resta sempre una verità difficile da scalfire: basta una partita sbagliata per cambiare la storia.

Mondiale 2026, chi può vincere davvero: favorite, outsider e nazionali a rischio flop nel primo torneo a 48 squadre
Mancano pochi giorni al via del Mondiale 2026, il primo della storia con 48 nazionali, 104 partite e un format destinato a cambiare ritmo, gerarchie e logica della competizione.

Mondiale 2026, chi può vincere davvero: favorite, outsider e nazionali a rischio flop nel primo torneo a 48 squadre

L’edizione più estesa mai organizzata promette un mese abbondante di calcio globale, ma anche interrogativi: chi arriva davvero da favorita? Quali squadre possono trasformarsi nella sorpresa del torneo? E quali big rischiano invece una clamorosa delusione?

Francia e Spagna davanti a tutte: profondità, qualità e abitudine a vincere

Quando si parla di favorite, il primo nome resta inevitabilmente la Francia. Didier Deschamps, vicino alla conclusione del suo lungo ciclo in panchina, dispone ancora di una rosa impressionante per qualità, ricambi ed esperienza internazionale. Tra difesa strutturata, centrocampo fisico e tecnico e un reparto offensivo guidato da Kylian Mbappé, i Bleus hanno probabilmente l’organico più completo del torneo. Accanto alla Francia c’è una Spagna che continua a crescere. Dopo il trionfo europeo del 2024, Luis de la Fuente ha consolidato una squadra moderna, intensa e ricchissima di talento. Rodri, Pedri, Gavi, Lamine Yamal, Nico Williams: il mix tra controllo del gioco, intensità e creatività offensiva rende le Furie Rosse una candidata credibile al titolo. Nel gruppo delle pretendenti non possono mancare Inghilterra, Argentina e Brasile. La nazionale inglese guidata da Thomas Tuchel dispone di un centrocampo stellare e di una struttura offensiva costruita attorno a Harry Kane, Jude Bellingham e Bukayo Saka. L’Argentina campione in carica conserva l’ossatura vincente del Qatar, con Lionel Messi ancora figura centrale di un gruppo che continua a vivere sull’equilibrio creato da Scaloni. Più complesso il discorso sul Brasile. Carlo Ancelotti sta lavorando per dare identità a una Seleção ricca di individualità ma spesso altalenante sul piano collettivo. Il talento, però, non manca: Vinicius, Raphinha, Endrick, Neymar e una base difensiva di livello mondiale bastano per inserire i verdeoro tra le squadre da osservare con massimo rispetto.

Le possibili sorprese: Portogallo, Norvegia e Giappone sognano il salto di qualità

Ogni Mondiale costruisce il proprio racconto attorno a una squadra inattesa. Nel 2026 il Portogallo potrebbe avere tutti gli elementi per uscire dalla categoria delle eterne incompiute. Roberto Martínez ha a disposizione una rosa profondissima, un centrocampo di altissimo livello e una generazione tecnica tra le più ricche d’Europa. Il tema resta sempre lo stesso: come gestire la presenza ancora centrale di Cristiano Ronaldo. Occhio anche all’Olanda, nazionale spesso brillante sul piano del talento ma storicamente imprevedibile nelle grandi competizioni. La qualità nei reparti non manca, soprattutto tra centrocampo e attacco, e la sensazione è che gli Oranje possano diventare una mina vagante del tabellone. Tra le outsider più intriganti emerge però la Norvegia. Erling Haaland, Martin Ødegaard e una generazione finalmente più equilibrata potrebbero trasformare la selezione scandinava in una delle rivelazioni del torneo. Non ha il peso storico delle grandi potenze, ma possiede intensità, organizzazione e individualità capaci di spostare le partite. Attenzione anche a Uruguay, Colombia e Turchia, senza dimenticare il Giappone di Hajime Moriyasu, squadra tatticamente evoluta, disciplinata e sempre più credibile nel panorama internazionale. E poi ci sono le nazionali ospitanti: giocare in casa, in un Mondiale, resta un vantaggio psicologico che spesso modifica pronostici e rendimento.

Le possibili delusioni: Germania e Croazia osservate speciali

Non tutte le grandi arrivano con le stesse certezze. La Croazia, protagonista assoluta degli ultimi due Mondiali, si presenta con il peso anagrafico della propria generazione simbolo. Il talento resta, l’esperienza pure, ma il rischio di assistere alla chiusura definitiva di un ciclo straordinario è concreto. Ancora più delicata appare la situazione della Germania. Dopo le eliminazioni premature del 2018 e del 2022 e il percorso interrotto agli Europei casalinghi, la nazionale tedesca continua a cercare una nuova identità. Julian Nagelsmann dispone di elementi di altissimo livello, da Musiala a Wirtz passando per Kimmich, ma permangono dubbi sulla tenuta offensiva e sull’assenza di un centravanti dominante nel solco della grande tradizione tedesca. Il Mondiale 2026, dunque, si annuncia come un torneo aperto, sovradimensionato e imprevedibile. Le favorite sono riconoscibili, ma il nuovo formato potrebbe amplificare gli imprevisti, allungare la vita delle outsider e mettere sotto pressione anche le corazzate più attrezzate. Perché ai Mondiali, nonostante business, format giganti e maratone televisive, resta sempre una verità difficile da scalfire: basta una partita sbagliata per cambiare la storia.
Andrea Fiorentino · Redattore