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sabato 1 agosto 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Milan, scudetto sfumato: i rimpianti nascono lontano dal Maradona

Se il campionato fosse stato limitato alle prime posizioni, la classifica avrebbe raccontato una storia diversa.

Milan, scudetto sfumato: i rimpianti nascono lontano dal Maradona
LISBON, PORTUGAL - OCTOBER 25: Head coach, Massimiliano Allegri of Juventus reacts during the UEFA Champions League group H match between SL Benfica and Juventus at Estadio do Sport Lisboa e Benfica on October 25, 2022 in Lisbon, Portugal. (Photo by Octavio Passos/Getty Images)
La sconfitta contro il SSC Napoli ha chiuso, di fatto, le ambizioni tricolori del AC Milan. Ma il vero peso di questa battuta d’arresto non sta tanto nel risultato in sé, quanto nella consapevolezza che il titolo si è allontanato molto prima.

Milan, scudetto sfumato: i rimpianti nascono lontano dal Maradona

Non allo stadio Diego Armando Maradona, bensì lungo un percorso segnato da occasioni mancate e punti lasciati contro avversari alla portata. L’autocritica che cambia la prospettiva Anche Massimiliano Allegri ha lasciato intendere che la partita si sarebbe potuta interpretare diversamente. "Si poteva provare a spaccarla prima", una riflessione che evidenzia un atteggiamento prudente protratto troppo a lungo. Non è solo una questione tattica, ma un approccio che ha accompagnato la stagione rossonera: solidità e controllo, talvolta a scapito dell’audacia. Il distacco dalla vetta, occupata dall’Inter, rende ormai improbabile ogni tentativo di rimonta. Eppure il paradosso resta evidente: il Milan ha spesso brillato negli scontri diretti, raccogliendo risultati importanti contro le principali rivali. Se il campionato fosse stato limitato alle prime posizioni, la classifica avrebbe raccontato una storia diversa. Il peso dei punti persi contro le “piccole” Il vero spartiacque si trova nelle partite contro squadre della seconda metà della graduatoria. Passaggi a vuoto contro club come la US Cremonese o il Parma Calcio 1913 hanno inciso più della sconfitta di Napoli. Sono quei risultati a comporre il mosaico dei rimpianti, perché hanno rallentato la corsa quando la continuità era fondamentale. In questo senso, il Milan ha dimostrato competitività nelle gare di alto livello, ma ha pagato la mancanza di costanza. Un limite che, in una stagione lunga, pesa più di qualsiasi confronto diretto. Scelte tattiche e margini inesplorati La sfida di Napoli ha riaperto anche il dibattito sulle soluzioni offensive. La gestione delle rotazioni e dei cambi ha alimentato interrogativi. Il minutaggio ridotto di Rafael Leão, l’utilizzo intermittente di Christian Pulisic e il lavoro più difensivo che offensivo di Niclas Füllkrug hanno lasciato la sensazione che si potesse osare di più. Quando è entrato, Santiago Giménez ha dato maggiore presenza in area, alimentando l’idea che una soluzione più offensiva potesse essere tentata prima. Da qui nasce anche il dibattito su un possibile utilizzo contemporaneo di tre attaccanti, ipotesi poco allineata alla filosofia di Allegri ma potenzialmente utile in alcune fasi della stagione. Equilibri di centrocampo e alternative Alle spalle dell’attacco, il Milan dispone di centrocampisti capaci di sostenere soluzioni più aggressive. La dinamica di Adrien Rabiot e Youssouf Fofana, unita alla visione di gioco di Luka Modrić, avrebbe potuto offrire un equilibrio anche con un assetto più offensivo. Un’ipotesi che resta, però, confinata nel campo delle valutazioni a posteriori. Una stagione tra solidità e rimpianti Il Milan esce dalla corsa scudetto con una doppia sensazione. Da un lato la competitività dimostrata contro le big, dall’altro l’assenza di continuità contro avversari meno quotati. La sconfitta di Napoli diventa così l’ultimo atto simbolico, ma non la causa principale.
Andrea Fiorentino · Redattore