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sabato 1 agosto 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Milan, il crollo di Allegri preoccupa: numeri da crisi profonda dopo un avvio che illudeva tutti

In questo momento, però, il tema centrale non riguarda soltanto il futuro dell’allenatore. A Milanello cresce la sensazione che serva una riflessione più ampia sull’identità tecnica del progetto rossonero. Perché il problema non sembra limitarsi ai risultati, ma coinvolge gioco, personalità e…

Milan, il crollo di Allegri preoccupa: numeri da crisi profonda dopo un avvio che illudeva tutti
LISBON, PORTUGAL - OCTOBER 25: Head coach, Massimiliano Allegri of Juventus reacts during the UEFA Champions League group H match between SL Benfica and Juventus at Estadio do Sport Lisboa e Benfica on October 25, 2022 in Lisbon, Portugal. (Photo by Octavio Passos/Getty Images)
Doveva essere la stagione della rinascita, dell’equilibrio ritrovato e della solidità costruita attorno all’esperienza di Massimiliano Allegri. Invece, con il passare delle settimane, il Milan si è lentamente smarrito fino a trasformare un campionato promettente in una lunga e complicata discesa.

Milan, il crollo di Allegri preoccupa: numeri da crisi profonda dopo un avvio che illudeva tutti

I numeri raccontano una realtà difficile da ignorare. Dopo un girone d’andata che aveva rilanciato entusiasmo e ambizioni, il rendimento rossonero è crollato in maniera evidente nella seconda parte della stagione. Il dato più pesante riguarda proprio il girone di ritorno: appena 25 punti raccolti, un bottino che fotografa una squadra incapace di mantenere continuità e identità nei momenti decisivi. Un dato che assume ancora più peso se confrontato con il recente passato. Nella scorsa stagione Sérgio Conceiçao, pur vivendo mesi turbolenti e un finale segnato da forti tensioni ambientali, riuscì comunque a chiudere lo stesso segmento di campionato con cinque punti in più. E questo nonostante una gestione complessa, culminata sì con la vittoria della Supercoppa Italiana e la finale di Coppa Italia raggiunta, ma accompagnata da un clima tutt’altro che sereno. La sensazione, oggi, è che il Milan abbia progressivamente perso certezze sia sul piano tecnico sia su quello mentale. Dopo il derby vinto a marzo, che sembrava poter rappresentare la svolta definitiva della stagione, la squadra ha invece avuto un tracollo inatteso. Nelle successive otto giornate sono arrivate soltanto due vittorie, accompagnate da un pareggio e ben cinque sconfitte. Sette punti in otto partite: un rendimento che ha trascinato i rossoneri nelle zone più basse della classifica relativa all’ultimo periodo. Un dato che pesa ancora di più perché maturato in una fase della stagione in cui il Milan avrebbe dovuto consolidare la propria posizione europea e rilanciare le ambizioni. Al di là dei risultati, ciò che preoccupa maggiormente è la qualità delle prestazioni. Il Milan appare spesso lento nella manovra, prevedibile negli ultimi metri e poco incisivo nella costruzione offensiva. Anche nelle rare gare in cui la squadra è riuscita a trovare la via del gol, le difficoltà strutturali sono rimaste evidenti. Emblematica, in questo senso, la sfida contro l’Atalanta, nella quale le reti rossonere sono arrivate esclusivamente da calcio piazzato. Il momento delicato riporta inevitabilmente alla memoria quanto accaduto nell’ultima esperienza di Allegri alla Juventus. Anche allora, dopo una prima parte di stagione molto positiva, la squadra ebbe un crollo improvviso nel rendimento. Nella seconda metà di quel campionato i bianconeri persero brillantezza, ritmo e risultati, entrando in una spirale negativa dalla quale non riuscirono più a uscire completamente. Per molti osservatori il parallelo non è casuale. Le squadre di Allegri, soprattutto nelle stagioni più recenti, sembrano accusare forti cali di intensità con il trascorrere dei mesi. Quando l’organizzazione difensiva smette di compensare le difficoltà offensive, emergono limiti strutturali che finiscono per condizionare pesantemente il rendimento complessivo. In questo momento, però, il tema centrale non riguarda soltanto il futuro dell’allenatore. A Milanello cresce la sensazione che serva una riflessione più ampia sull’identità tecnica del progetto rossonero. Perché il problema non sembra limitarsi ai risultati, ma coinvolge gioco, personalità e capacità di reagire alle difficoltà. La contestazione, almeno per ora, non è esplosa apertamente grazie anche all’atteggiamento della tifoseria organizzata, che continua a evitare rotture definitive con squadra e allenatore. Ma il malumore aumenta, alimentato da una stagione che aveva fatto immaginare scenari completamente diversi. E adesso il Milan si ritrova davanti a un bivio delicato: capire se questa crisi rappresenti soltanto una fase negativa o il segnale di un progetto tecnico che rischia già di essere arrivato al limite.
Andrea Fiorentino · Redattore