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sabato 1 agosto 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Manchester City, Donnarumma, dietro la rapina un intreccio criminale: torture e vendette ordinate dal carcere

L’episodio che ha coinvolto Donnarumma non è isolato. Dinamiche simili avevano già colpito altri obiettivi di alto profilo a Parigi, come lo chef italiano Simone Zanoni, segno di una strategia mirata verso figure note e facilmente identificabili.

Donnarumma Italia
Non una semplice rapina, ma un episodio che, con il passare dei mesi, assume contorni sempre più inquietanti.

Manchester City, Donnarumma, dietro la rapina un intreccio criminale: torture e vendette ordinate dal carcere

L’aggressione subita nel 2023 da Gianluigi Donnarumma e dalla sua compagna a Parigi si inserisce oggi in un quadro ben più ampio, fatto di dinamiche interne alla criminalità organizzata, regolamenti di conti e violenze che vanno oltre il colpo iniziale. Una rapina pianificata dal carcere Le indagini hanno ricostruito un dettaglio che cambia completamente la prospettiva: l’operazione sarebbe stata orchestrata da un mandante detenuto, capace di coordinare la banda anche da dietro le sbarre. Il piano, studiato nei minimi particolari, prevedeva l’ingresso nell’abitazione attraverso il tetto, nel cuore della capitale francese, a pochi passi dagli Champs-Élysées. L’obiettivo era chiaro: colpire una figura esposta e portare via beni di lusso per un valore stimato intorno al milione di euro. Durante l’irruzione, il portiere allora in forza al Paris Saint-Germain venne aggredito fisicamente, mentre la sua compagna fu immobilizzata, minacciata e sottoposta a violenze. Un’azione rapida, brutale, pensata per massimizzare il bottino. Il retroscena: una resa dei conti interna Se la rapina rappresenta il primo livello della vicenda, è ciò che accade dopo a rendere il quadro ancora più grave. Secondo quanto emerso, il mandante avrebbe ordinato il sequestro e la tortura di due membri della stessa banda, accusati di responsabilità o dissidi interni. Le violenze sarebbero durate ore, trasformandosi in un vero e proprio regolamento di conti. “Non si trattava più di denaro, ma di controllo”, è la chiave di lettura che emerge dalle ricostruzioni investigative. Violenze seguite in diretta L’aspetto più disturbante riguarda le modalità con cui queste torture sarebbero state gestite. Il mandante, ancora detenuto, avrebbe assistito alle sevizie in diretta tramite telefono, monitorando ogni fase e mantenendo il controllo a distanza. Un livello di coordinamento che evidenzia non solo la brutalità del gruppo, ma anche la capacità di operare oltre i limiti imposti dalla detenzione. La vicenda ha avuto conseguenze drammatiche anche all’interno della banda: uno dei soggetti coinvolti, dopo essere stato torturato, si sarebbe tolto la vita in carcere. Un caso che va oltre il calcio L’episodio che ha coinvolto Donnarumma non è isolato. Dinamiche simili avevano già colpito altri obiettivi di alto profilo a Parigi, come lo chef italiano Simone Zanoni, segno di una strategia mirata verso figure note e facilmente identificabili. Questo caso, però, si distingue per la complessità e la violenza degli sviluppi successivi, che trasformano una rapina in un’indagine su reti criminali più articolate.
Andrea Fiorentino · Redattore