Lecce, Pantaleo Corvino saluta dopo sei anni: "Sono figlio di questo territorio, voglio che il Salento sia competitivo"
Dopo sei anni in Salento il ds del Lecce, Pantaleo Corvino, ha scelto di lasciare il club e nella mattinata di oggi è intervenuto in una conferenza stampa per spiegare le ragioni del suo addio.
Dopo sei anni in Salento il ds del Lecce, Pantaleo Corvino, ha scelto di lasciare il club e nella mattinata di oggi è intervenuto in una conferenza stampa per spiegare le ragioni del suo addio.
Lecce, Pantaleo Corvino saluta dopo sei anni: "Sono figlio di questo territorio, voglio che il Salento sia competitivo"
Di seguito alcune delle sue parole in conferenza riportate da PianetaLecce:
ADDIO - "Difficile per me parlare, quella con il Lecce è una lunga storia d'amore che non si può raccontare in pochi minuti. Il motivo per cui siamo qui interessa me e il Lecce, quello che è stato in questi tredici anni. Questa mia decisione la società la sapeva e si era percepita anche all'esterno. In certi momenti ho fatto presente un mio stato d'animo naturale, spontaneo. Ultimamente io e mio figlio siamo stati chiamati in causa in un'inchiesta sul sistema calcio, ma non siamo turbati perché non abbiamo fatto nulla. Sono stato nel calcio 52 anni, ho vissuto il calcio dei marciapiedi e quello del professionismo. Ho lavorato circa dieci anni a Casarano, con la famiglia Filigrana, sette anni a Lecce con la famiglia Semeraro e col presidente Moroni che oggi è qui, sei anni sempre con la famiglia Sticchi Damiani e tutti i soci, dieci anni con la famiglia Della Valle, due anni con la famiglia Saputo. Quando ti scelgono queste famiglie devi essere orgoglioso. Il presidente mi ha voluto in un momento in cui avevo ancora due anni e mezzo di contratto a Firenze. Sono venuto qui per portare in salute il club, ho accettato la sfida. Al presidente ho detto di non essere più nelle condizioni di poter dare il massimo alla società, ai tifosi, al territorio e a chi mi stima. Non ho più le forze e le energie. Le ultime le ho consumate nell'ultimo periodo. Le partite si vincono in campo e fuori e abbiamo fatto tanto anche fuori dal campo per ottenere i risultati che abbiamo raggiunto. Non volevo tradire la società e i tifosi, se l'avessi detto prima avrei creato turbolenze nello spogliatoio. I giocatori e i tifosi l'hanno saputo dai giornali, mi è dispiaciuto. Arriva un momento nella vita in cui la corsa si deve fermare. La passione ce l'ho ancora, ma se non hai le forze devi fermare la mia corsa. Mi dispiace, avrei voluto averne ancora per dare qualcosa al Lecce. Il Lecce non può aspettare me, non so quanto tempo ci vorrà per ritrovare la forza che mi ha contraddistinto. Voglio vincere altre corse, mi sento un cavallo di razza, non voglio morire in casa, i cavalli di razza muoiono in pista".
Successivamente, lo storico ds è passato ai saluti:
SALUTI - "Saluto il Salento, il mio territorio, tutti i tifosi del Lecce. Sono figlio di questo territorio, sono partito dai campi polverosi della terza categoria. Il senso di appartenenza dei tifosi verso il Lecce è grandissimo. Sapevo di poter essere divisivo nei loro confronti, tanti loro idoli sono arrivati grazie a me, ma sempre io ho tolto loro il sogno di trattenerli. Io voglio che il Salento sia competitivo, conosciuto dalla Groenlandia alle Far Oer. Oggi il Salento è conosciuto anche per i risultati raggiunti, che sono ricchezza per il nostro territorio. Vorrei idealmente abbracciare tutti i tifosi, anche chi mi detesta, chi mi ha scritto contro le peggiori volgarità. Abbiamo accettato di fare gli artigiani con il presidente, mi auguro che questo Lecce rimanga in serie A nel tempo e questo è il mio augurio. Penso che questo modo non è stato tenuto molto in considerazione perché il calcio oggi è quello degli algoritmi e della tecnologia. Abbiamo preferito però un modo artigianale".
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