A ventiquattro anni, dopo un lustro vissuto con la valigia perennemente in mano e il passaporto timbrato in ogni provincia calcistica d'Italia, Lorenzo Colombo ha smesso di essere un pendolare del gol. L'attaccante ha finalmente trovato la sua Itaca sulle sponde del Mar Ligure, trasformando un prestito nell'approdo definitivo della sua giovane ma già vissuta carriera. Con la salvezza matematica del Genoa, è scattato l'obbligo di riscatto: il Milan incassa un tesoretto fondamentale per il mercato, mentre il calcio italiano riscopre un centravanti rigenerato dalla cura De Rossi.
Milan, plusvalenza d'oro dal settore giovanile: il Genoa si salva e versa 10 milioni per il cartellino di Colombo
Nord, Centro, Sud. Cremona, Ferrara, Lecce, Monza, Empoli e infine Genova. Per cinque lunghe stagioni, come evidenzia La Gazzetta dello Sport, l'estate di Lorenzo Colombo ha seguito un copione logorante e immutabile: il ritiro in rossonero, le amichevoli da protagonista, l'illusione di poter restare e, inesorabile, la partenza in prestito verso l'ennesima piazza da conquistare. Un nomadismo formativo che oggi, all'alba della sua piena maturità calcistica, giunge al capolinea. Il Grifone ha rappresentato la sua personalissima oasi di felicità. L'obbligo di riscatto, fissato nell'accordo estivo con il Milan, era vincolato a tre parametri ben precisi: la permanenza in Serie A del Genoa, il raggiungimento di almeno 5 reti stagionali e il traguardo delle 22 presenze. La matematica ha chiuso il cerchio lunedì scorso, complice la sconfitta della Cremonese che ha sancito la salvezza dei liguri. Ma Colombo, per non lasciare spazio ad alcun dubbio burocratico, ha deciso di stracciare i parametri minimi facendo gli straordinari: a 24 anni ha messo a referto la migliore stagione della sua carriera, griffando il campionato con 7 reti e 2 assist in 35 apparizioni. Numeri solidi, che certificano una crescita non solo realizzativa, ma soprattutto prestazionale.
Gran parte del merito di questa definitiva consacrazione va attribuito alla svolta tecnica consumatasi in autunno. Il vero spartiacque della stagione di Colombo coincide infatti con l'avvicendamento in panchina del novembre scorso, quando Daniele De Rossi è subentrato a Patrick Vieira. Dal debutto del tecnico romano (in occasione di Genoa-Fiorentina), l'attaccante brianzolo ha svoltato, iniziando a timbrare il cartellino con una continuità inedita. Sotto la guida dell'ex capitano giallorosso, Colombo ha affinato i movimenti, diventando un terminale offensivo moderno e spietato. Nel suo personalissimo tabellino stagionale brillano perle di assoluto prestigio: la firma d'autore contro il Napoli, il classico gol dell'ex rifilato proprio al suo Milan nella Scala del Calcio di San Siro, fino ad arrivare al glaciale calcio di rigore trasformato a Pisa a metà aprile, rete che ha virtualmente blindato la permanenza in categoria del Grifone.
L'operazione sorride a tutti, specialmente alle casse di Via Aldo Rossi. L'obbligo di riscatto porterà nelle casse del Milan una cifra che sfiora i dieci milioni di euro. Spiccioli, forse, nell'ipertrofico e drogato mercato internazionale contemporaneo, ma un'autentica boccata d'ossigeno per le logiche di bilancio nostrane. Trattandosi di un prodotto purissimo del settore giovanile, la cessione di Colombo si traduce infatti in una plusvalenza netta. Il Diavolo ha centrato la combo perfetta: ha valorizzato un patrimonio tecnico mandandolo a svezzarsi in giro per l'Italia e ha incassato liquidità preziosa per finanziare l'imminente campagna trasferimenti estiva. Eppure, dietro i freddi numeri del bilancio, si consuma un addio romantico e velato di malinconia. Dopo sedici anni, Colombo saluta definitivamente il club che lo ha accolto bambino e lo ha cullato fino al professionismo. Era il 2010 quando, notato dallo storico capo scout Mauro Bianchessi, varcò per la prima volta i cancelli del Vismara. Da allora, è stato un crescendo di aneddoti e promesse: per i compagni della Primavera era il "Cobra di Vimercate"; per Zlatan Ibrahimovic, che ne ammirava l'etica del lavoro e la stazza scultorea plasmata in palestra, era semplicemente "Hulk".
Andrea Alati
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