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sabato 1 agosto 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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FIGC, sfida aperta tra Malagò e Abete: il calcio italiano sceglie il nuovo presidente il 22 giugno

Le prossime settimane saranno quindi decisive non solo per consolidare le alleanze già esistenti, ma anche per convincere gli indecisi attraverso progetti concreti su temi centrali come riforme dei campionati, sostenibilità finanziaria, settore giovanile e rapporti istituzionali.

FIGC
La corsa alla guida della FIGC è ufficialmente iniziata. Giovanni Malagò e Giancarlo Abete hanno presentato le rispettive candidature per la presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio e saranno loro a contendersi il ruolo lasciato vacante dopo la fine dell’era Gravina.

FIGC, sfida aperta tra Malagò e Abete: il calcio italiano sceglie il nuovo presidente il 22 giugno

L’assemblea elettiva è stata fissata per il 22 giugno, giorno in cui il calcio italiano sceglierà il proprio nuovo vertice istituzionale. L’annuncio delle candidature segna l’avvio concreto di una sfida che va ben oltre il semplice cambio di presidenza. In gioco c’è infatti la direzione politica e sportiva che il sistema calcio intende assumere nei prossimi anni, in una fase delicata tra riforme, sostenibilità economica, rapporti con le leghe e rilancio dell’intero movimento. Malagò entra in corsa con il sostegno della Serie A Giovanni Malagò si presenta alla competizione con un peso politico importante. L’ex presidente del CONI avrebbe già raccolto un ampio consenso all’interno delle principali componenti del calcio professionistico, a partire dalla Serie A. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, il suo nome sarebbe sostenuto dalla quasi totalità dei club del massimo campionato, oltre che da Assocalciatori, Assoallenatori e Serie B. Un fronte che, numericamente, rappresenta già una base estremamente solida in vista del voto assembleare. Malagò ha scelto di ufficializzare la candidatura solo dopo la visita romana della presidente del CIO Kirsty Coventry, spiegando di aver atteso per una questione di correttezza istituzionale. Un passaggio che conferma il peso internazionale e relazionale dell’attuale dirigente sportivo italiano, deciso ora a riportare la propria esperienza all’interno del mondo calcistico. Attorno alla sua candidatura, però, restano anche alcune perplessità legate agli aspetti regolamentari. In particolare, alcuni oppositori continuano a sollevare dubbi sulla compatibilità della sua posizione rispetto al cosiddetto “cooling off period”, tema che potrebbe alimentare il dibattito politico nelle prossime settimane. Abete punta sull’esperienza e sul mondo dilettantistico Dall’altra parte c’è Giancarlo Abete, figura storica del calcio italiano e già presidente federale tra il 2007 e il 2014. La sua candidatura rappresenta una linea di continuità istituzionale costruita sull’esperienza maturata negli anni ai vertici del movimento. Abete può contare soprattutto sull’appoggio della Lega Nazionale Dilettanti, settore di cui è attualmente presidente e che continua ad avere un peso rilevante negli equilibri elettorali della FIGC. Il suo profilo viene percepito come quello di un dirigente profondo conoscitore delle dinamiche federali, capace di muoversi tra le varie anime del calcio italiano. La sua strategia potrebbe concentrarsi proprio sulla ricerca di convergenze trasversali, soprattutto nel momento in cui inizieranno a emergere i programmi dettagliati dei candidati. La Lega Pro può diventare decisiva In uno scenario che sembra inizialmente favorevole a Malagò, la posizione della Lega Pro potrebbe trasformarsi nell’elemento chiave della corsa presidenziale. Per ora la Serie C ha scelto di non esporsi pubblicamente, preferendo attendere i programmi ufficiali prima di prendere posizione. Una scelta che lascia aperti margini di manovra importanti e che potrebbe influenzare gli equilibri finali dell’assemblea. Le prossime settimane saranno quindi decisive non solo per consolidare le alleanze già esistenti, ma anche per convincere gli indecisi attraverso progetti concreti su temi centrali come riforme dei campionati, sostenibilità finanziaria, settore giovanile e rapporti istituzionali. Un voto che può cambiare gli equilibri del calcio italiano La sfida tra Malagò e Abete mette di fronte due visioni differenti di gestione federale. Da una parte il profilo manageriale e internazionale dell’ex numero uno del CONI, sostenuto dal calcio professionistico. Dall’altra l’esperienza politica e istituzionale di chi conosce da decenni i meccanismi interni della Federazione. Il 22 giugno non verrà scelto soltanto un presidente. Il calcio italiano deciderà anche quale modello seguire in una fase storica in cui la FIGC dovrà affrontare questioni sempre più complesse, dentro e fuori dal campo.
Andrea Fiorentino · Redattore