SAMARA, RUSSIA - JUNE 28: Kalidou Koulibaly of Senegal in action during the 2018 FIFA World Cup Russia group H match between Senegal and Colombia at Samara Arena on June 28, 2018 in Samara, Russia. (Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)
Una finale che sembrava chiusa sul campo si è trasformata, a distanza di settimane, in uno dei casi più controversi del calcio internazionale. La Coppa d'Africa 2025 non si è conclusa con il triplice fischio, ma nei corridoi delle istituzioni sportive, tra regolamenti, ricorsi e decisioni che stanno facendo discutere tutto il mondo.
Coppa d’Africa nel caos: Senegal sconfitto a tavolino, Marocco campione tra polemiche e ricorsi
Al centro della vicenda, la clamorosa scelta della CAF di ribaltare il risultato della finale tra Senegal e Marocco.
La decisione che cambia la storia della finale
Il verdetto è netto: vittoria a tavolino per il Marocco con il punteggio di 3-0. Una sentenza arrivata dal Comitato d’Appello della CAF, che ha applicato il regolamento dopo quanto accaduto durante la finale disputata a Rabat.
Il punto chiave della decisione riguarda la protesta del Senegal, che aveva abbandonato temporaneamente il campo in segno di dissenso per una decisione arbitrale ritenuta ingiusta. Un episodio che, secondo la CAF, ha compromesso la regolarità della gara.
"Il regolamento va rispettato", è il principio che emerge dalla sentenza. E questa volta è stato applicato nella forma più rigida possibile.
Dal campo al tribunale: una finale riscritta
La particolarità della vicenda sta anche nel ribaltamento delle decisioni precedenti. In un primo momento, infatti, il ricorso marocchino era stato respinto.
Poi l’intervento del Board d’Appello ha cambiato tutto, riscrivendo l’esito della competizione. Un passaggio che ha reso la vicenda ancora più delicata, alimentando dubbi e polemiche.
Assegnare una finale di Coppa d’Africa a tavolino rappresenta un precedente rarissimo, destinato a lasciare un segno nella storia del torneo.
La reazione del Senegal: "È una farsa"
Durissima la risposta della federazione senegalese, che non ha accettato il verdetto.
"Non ci fermeremo, la legge è dalla nostra parte", è la linea ribadita dai dirigenti. Parole che si accompagnano a accuse pesanti nei confronti della decisione, definita senza mezzi termini "una farsa".
Il Senegal si sente penalizzato e contesta non solo il merito della scelta, ma anche il metodo con cui è stata presa. Una presa di posizione che apre ufficialmente la strada a un nuovo capitolo.
Il ricorso al TAS: l’ultima battaglia
La vicenda è tutt’altro che chiusa. Il Senegal è pronto a portare il caso davanti al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna.
Un passaggio che sposterebbe lo scontro su un piano ancora più alto, affidando la decisione finale a un organismo indipendente. Qui si giocherà l’ultima partita, quella definitiva.
La posizione del Marocco: "Solo rispetto delle regole"
Di tono diverso la reazione della federazione marocchina, che ha accolto la decisione con equilibrio istituzionale.
"Non abbiamo mai messo in discussione il valore sportivo, ma solo chiesto il rispetto del regolamento", è il messaggio. Una linea difensiva chiara, che punta a legittimare il risultato ottenuto fuori dal campo.
Un caso che scuote il calcio africano
Quello che resta è un clima di forte tensione. La Coppa d’Africa, simbolo del calcio continentale, si ritrova al centro di una vicenda che mette in discussione equilibri, credibilità e gestione delle competizioni.
Non è solo una questione di risultato. È una frattura tra interpretazione delle regole e percezione di giustizia sportiva.
E mentre il trofeo cambia padrone, la sensazione è che questa storia non sia ancora finita. Perché certe finali, anche quando sembrano concluse, continuano a giocarsi lontano dal campo.
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