Como, modello di visione globale, identità locale e un calcio pensato come impresa del futuro
Lo scouting del Como non si limita all’osservazione tradizionale. Il club utilizza una struttura composta da analisti tattici, osservatori dedicati a mercati specifici, data scout e persino psicologi sportivi.
BOLOGNA, ITALY - FEBRUARY 01: Joey Saputo, president of Bologna FC speaks to Mirwan Suwarso, president of Como prior to the Serie A match between Bologna and Como at Stadio Renato Dall'Ara on February 01, 2025 in Bologna, Italy. (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)
Nel panorama della Serie A, poche realtà stanno attirando attenzione quanto il Como. Non soltanto per i risultati sportivi o per la rapida scalata dalla Serie C ai vertici del calcio italiano, ma soprattutto per l’idea di club che la società sta cercando di costruire.
Como, modello di visione globale, identità locale e un calcio pensato come impresa del futuro
Dietro il progetto lariano non c’è semplicemente la volontà di creare una squadra competitiva. C’è un modello industriale, culturale e internazionale che prova a reinterpretare il concetto stesso di società calcistica moderna.
A raccontarlo è stato il presidente Mirwan Suwarso, che in una lunga riflessione sul futuro del club ha spiegato la filosofia alla base della crescita del Como: trasformare l’esperienza maturata sul lago in una piattaforma di servizi esportabile anche ad altre società sportive.
Un approccio che si allontana dalle classiche logiche della multiproprietà e punta invece su quello che il dirigente definisce “multi-club servicing model”.
Il Como non vuole comprare club: vuole creare competenze
Negli ultimi anni il calcio europeo si è riempito di gruppi proprietari capaci di controllare più squadre contemporaneamente in diversi Paesi. Il Como, invece, ha deciso di seguire una strada differente.
L’obiettivo non sarebbe costruire una rete di club satellite, ma sviluppare strumenti, tecnologie e competenze da offrire all’esterno.
Secondo Suwarso, tutto ciò che viene sperimentato e perfezionato all’interno del Como può diventare un servizio destinato ad altre società sportive. Il club viene quindi utilizzato come una sorta di laboratorio operativo dove testare modelli innovativi legati al calcio moderno.
Dai software per l’analisi dei dati ai sistemi di monitoraggio fisico e sanitario dei giocatori, passando per strumenti di valutazione comportamentale e sviluppo delle performance: il Como vuole diventare una piattaforma di know-how calcistico.
In questa visione, la squadra rappresenta la dimostrazione concreta che il modello funziona.
Fabregas al centro di un progetto tecnico e culturale
L’ascesa del Como porta inevitabilmente la firma di Cesc Fabregas. Arrivato inizialmente come calciatore, lo spagnolo è diventato rapidamente molto più di un semplice allenatore.
Il club gli ha affidato una funzione centrale nella costruzione dell’identità tecnica, umana e culturale della squadra. Fabregas mantiene l’ultima parola sulle scelte sportive, ma lavora all’interno di una struttura estremamente organizzata, dove scouting, dati e analisi convivono con la gestione dello spogliatoio.
Attorno a lui si muove un gruppo di lavoro internazionale guidato da figure come Osian Roberts e Barend Verkerk, responsabili rispettivamente dello sviluppo e dell’area scouting.
L’idea non è soltanto acquistare talenti, ma creare un ambiente capace di accompagnarne la crescita.
Giovani, dati e psicologia: così nasce il nuovo Como
Il simbolo di questa filosofia è Nico Paz, talento argentino diventato uno dei volti più interessanti del campionato italiano. Acquistato giovanissimo, il fantasista rappresenta perfettamente la direzione scelta dal club: investire su prospetti di alta qualità valorizzandoli attraverso un sistema costruito su competenze specialistiche.
Lo scouting del Como non si limita all’osservazione tradizionale. Il club utilizza una struttura composta da analisti tattici, osservatori dedicati a mercati specifici, data scout e persino psicologi sportivi.
Una scelta che racconta un approccio sempre più multidisciplinare al calcio moderno.
Per il Como, il giocatore non è soltanto un atleta da valutare tecnicamente. È una figura da comprendere nella sua interezza: personalità, adattabilità, equilibrio mentale e potenziale evolutivo.
Il calcio come esperienza premium
Un altro elemento centrale della strategia del Como riguarda il posizionamento del brand.
Il club ha compreso che la propria collocazione geografica rappresenta un vantaggio unico nel panorama calcistico europeo. Il lago di Como non è soltanto uno sfondo turistico: è parte integrante del progetto commerciale.
La società ha sviluppato pacchetti hospitality, esperienze esclusive e formule premium che uniscono calcio, lusso e turismo internazionale. Le aree ospitalità vengono spesso esaurite con largo anticipo e attirano celebrità, imprenditori e visitatori provenienti da tutto il mondo.
In parallelo, il Como ha investito fortemente anche nell’immagine e nella moda. La collaborazione con Adidas, l’ingresso dello stilista Rhuigi Villaseñor come chief brand officer e i rapporti con marchi internazionali raccontano la volontà di trasformare il club in un marchio lifestyle globale.
Persino le capsule collection sviluppate attraverso Rhude vengono pensate come prodotti esportabili ad altri club europei.
Una crescita economica ancora fragile
Dietro la modernità del progetto resta però un dato inevitabile: il Como sta investendo enormemente per accelerare la propria crescita.
Gli ultimi bilanci hanno registrato perdite molto importanti, superiori ai cento milioni di euro. Suwarso, però, paragona il club a una startup: una realtà che oggi brucia risorse per costruire una sostenibilità futura.
L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di raggiungere la redditività entro pochi anni, sfruttando non soltanto i ricavi calcistici tradizionali ma soprattutto le attività parallele legate ai servizi, al turismo e al branding.
È una scommessa ambiziosa, soprattutto in un territorio inevitabilmente limitato rispetto ai grandi bacini commerciali di Milan e Inter.
“Semm Cumasch”: la necessità di restare autentici
Forse il passaggio più significativo del pensiero di Suwarso riguarda però il rapporto con la città.
Il rischio di trasformare il Como in un prodotto esclusivamente internazionale esiste. Il club ne è consapevole. Per questo motivo la società insiste continuamente sul bisogno di proteggere il legame con i tifosi storici e con l’identità locale.
Gli abbonati che seguivano la squadra già ai tempi della Serie C continuano ad avere condizioni economiche agevolate. E perfino la comunicazione del club è stata costruita cercando di mantenere un forte radicamento territoriale.
Lo slogan “Semm Cumasch” non è soltanto una frase pubblicitaria. È il tentativo di conciliare due anime apparentemente opposte: quella globale del brand e quella popolare della città.
Ed è proprio questa sfida, forse più ancora dei risultati sportivi, a rendere il progetto Como uno dei più osservati e discussi del calcio europeo contemporaneo.
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