Calcio · Napoli · Serie A · Calciomercato Instagram · Facebook · X · YouTube
venerdì 31 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
Google News
Serie A

“Chivu predica bene ma non pratica”: l’editoriale del Corsera accende il dibattito su Inter-Juve

Nel mirino finisce anche Giuseppe Marotta, descritto come manager stimato, ma corresponsabile di una strategia comunicativa che avrebbe privilegiato la tutela istituzionale rispetto al gesto simbolico.

“Chivu predica bene ma non pratica”: l’editoriale del Corsera accende il dibattito su Inter-Juve
Il giorno dopo le polemiche di Inter-Juventus, il fronte non è più soltanto tecnico o regolamentare. Diventa etico. E a spostare l’asse del confronto è l’editoriale firmato da Daniele Dallera, capo dello Sport del Corriere della Sera, che punta il dito contro Cristian Chivu e la gestione comunicativa dell’Inter nel post-partita.

“Chivu predica bene ma non pratica”: l’editoriale del Corsera accende il dibattito su Inter-Juve

Un attacco frontale, costruito attorno a un’accusa precisa: ipocrisia. Secondo il quotidiano di via Solferino, l’allenatore nerazzurro avrebbe perso un’occasione storica per distinguersi davvero, dopo aver più volte invocato un calcio capace di assumersi responsabilità pubbliche sugli errori arbitrali favorevoli. Le parole che pesano: “Sarò felice quando vedrò un allenatore chiedere scusa” Il cuore dell’editoriale ruota attorno a una dichiarazione passata di Cristian Chivu: "Sarò felice quando vedrò un allenatore chiedere scusa per avere approfittato di un errore arbitrale". Una frase che, riletta alla luce di quanto accaduto contro la Juventus, diventa il metro di giudizio utilizzato dal Corriere. Secondo Dallera, il tecnico interista – considerato preparato e culturalmente superiore alla media – avrebbe però scelto la linea più tradizionale: attendere, consultarsi, minimizzare. Un’ora prima di presentarsi davanti a telecamere e cronisti, un tempo definito dal quotidiano come “una recita da teatrino di periferia”, costruita insieme ai vertici societari. Nel mirino finisce anche Giuseppe Marotta, descritto come manager stimato, ma corresponsabile di una strategia comunicativa che avrebbe privilegiato la tutela istituzionale rispetto al gesto simbolico. L’occasione mancata e il riferimento a Jannacci Il punto centrale dell’analisi è semplice: l’Inter non aveva bisogno di quell’episodio per vincere. La squadra, scrive il Corsera, sta conquistando lo scudetto con merito. Proprio per questo, un’ammissione pubblica avrebbe rappresentato un atto rivoluzionario nel panorama calcistico italiano. "Ma ci vuole così tanto?", si domanda l’editoriale, evocando Enzo Jannacci e il celebre verso "ci vuole orecchio". Un richiamo culturale per sottolineare che, nel calcio, il coraggio di uscire dalla retorica è merce rarissima. L’accusa non è tecnica, ma morale: predicare un cambiamento e poi comportarsi come tutti gli altri. La rabbia della Juventus e il limite da non superare Nel finale, l’editoriale allarga lo sguardo anche alla reazione della Juventus. Il torto subito – legato all’espulsione di Kalulu – viene riconosciuto come reale e la rabbia definita legittima. Tuttavia, viene tracciata una linea netta: accerchiare l’arbitro e cercare il contatto fisico è un comportamento inaccettabile. "Il saloon è un altro film che va evitato", è il monito conclusivo. Una metafora che richiama il rischio di trasformare il calcio in una resa dei conti permanente, dove la tensione supera i confini del confronto sportivo. Un dibattito che va oltre la partita L’editoriale del Corriere della Sera non si limita a giudicare una conferenza stampa. Mette in discussione l’intero sistema di relazioni tra club, allenatori e arbitri. Chi può davvero permettersi di fare la morale? E chi è disposto a pagare il prezzo della coerenza? Inter-Juve diventa così il simbolo di un paradosso italiano: tutti invocano trasparenza, pochi la praticano quando conviene.
Andrea Fiorentino · Redattore