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venerdì 31 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Brasile, Ancelotti può abbattere l’ultimo tabù del Mondiale: nessun ct straniero ha mai portato una Nazionale al titolo

quando si parla di Coppa del Mondo, resiste ancora una regola non scritta che attraversa la storia del torneo: nessuna Nazionale ha mai conquistato il Mondiale affidandosi a un commissario tecnico straniero.

Brasile, Ancelotti può abbattere l’ultimo tabù del Mondiale: nessun ct straniero ha mai portato una Nazionale al titolo
Nel calcio moderno sono cadute quasi tutte le barriere. I giocatori cambiano campionato, continente e persino nazionale con una naturalezza impensabile fino a pochi decenni fa. Gli allenatori guidano club in ogni angolo del pianeta e costruiscono carriere internazionali senza confini.

Brasile, Ancelotti può abbattere l’ultimo tabù del Mondiale: nessun ct straniero ha mai portato una Nazionale al titolo

Eppure, quando si parla di Coppa del Mondo, resiste ancora una regola non scritta che attraversa la storia del torneo: nessuna Nazionale ha mai conquistato il Mondiale affidandosi a un commissario tecnico straniero. Un dato sorprendente, soprattutto in un'epoca dominata dalla globalizzazione calcistica. Nel corso delle varie edizioni molti allenatori hanno provato a sfidare questa tradizione, arrivando spesso vicino all'impresa senza però riuscire a completarla. Oggi, però, il contesto sembra diverso. Il Mondiale del 2026 potrebbe diventare quello della svolta definitiva. Al centro dell'attenzione c'è naturalmente Carlo Ancelotti. La scelta del Brasile di affidare la Seleção a un tecnico italiano ha rappresentato una vera rivoluzione culturale prima ancora che sportiva. Per la prima volta nella propria storia, la nazionale più vincente del pianeta ha deciso di affidarsi a un allenatore nato fuori dai confini brasiliani, rompendo una tradizione considerata intoccabile. Non è stata una decisione qualunque. In Brasile il commissario tecnico è una figura che va oltre il semplice ruolo sportivo e tocca aspetti identitari profondamente radicati. Per questo l'arrivo di Ancelotti ha generato dibattiti, confronti e inevitabili resistenze. Tuttavia il prestigio internazionale accumulato dall'ex allenatore di Milan, Real Madrid e Bayern Monaco ha contribuito ad abbattere gran parte delle perplessità iniziali. Il Brasile non ha scelto soltanto un tecnico vincente. Ha scelto una figura capace di gestire la pressione, valorizzare i talenti e mantenere equilibrio nei momenti decisivi. Qualità che potrebbero trasformarlo nell'uomo destinato a cancellare uno degli ultimi tabù della storia del calcio mondiale. I precedenti raccontano di occasioni sfiorate. Tra i casi più emblematici figura quello dell'austriaco Ernst Happel, che nel 1978 guidò l'Olanda fino alla finale mondiale contro l'Argentina. Gli Oranje arrivarono a un passo dal titolo, arrendendosi soltanto nell'ultimo atto. Ancora prima era stato l'inglese George Raynor a portare la Svezia fino alla finale del Mondiale del 1958, persa contro il Brasile di Pelé davanti al pubblico di casa. Da allora nessuno è riuscito ad andare oltre. Il titolo mondiale è sempre rimasto nelle mani di allenatori nati nella stessa nazione che hanno guidato al successo. A rendere ancora più interessante il quadro attuale è il numero record di commissari tecnici stranieri presenti nella competizione. Oltre metà delle nazionali partecipanti hanno scelto di affidarsi a una guida proveniente da un altro Paese, segnale evidente di come il calcio internazionale stia vivendo una fase di trasformazione profonda. Le grandi federazioni non fanno più eccezione. L'Inghilterra ha deciso di puntare sul tedesco Thomas Tuchel, il Portogallo sullo spagnolo Roberto Martínez, il Belgio sul francese Rudi Garcia, mentre l'Austria continua il proprio percorso con il tedesco Ralf Rangnick. In Sudamerica, invece, gli allenatori argentini sono diventati autentici punti di riferimento, esportando idee e metodologia in numerose nazionali del continente. Anche fuori dall'Europa la tendenza è ormai consolidata. Dall'Asia al Nord America, passando per l'Africa, cresce il numero di federazioni che preferiscono affidarsi a competenze internazionali piuttosto che a tecnici locali. Una scelta che riflette un calcio sempre più interconnesso, nel quale le frontiere tecniche appaiono meno rilevanti rispetto al passato. Proprio per questo il Mondiale del 2026 potrebbe rappresentare uno spartiacque storico. Mai come oggi esistono le condizioni perché un commissario tecnico straniero riesca a completare l'opera rimasta incompiuta per quasi un secolo. Ancelotti parte tra i candidati più credibili. Non soltanto per il valore della rosa brasiliana, ma per la sua capacità di gestire contesti ad altissima pressione. Alle sue spalle c'è anche Tuchel, chiamato a riportare l'Inghilterra sul tetto del mondo dopo decenni di attese e delusioni. La sensazione è che il vecchio principio del "profeta in patria" stia perdendo forza. Se fino a pochi anni fa sembrava una legge immutabile del calcio mondiale, oggi appare sempre più come una tradizione destinata a essere superata. E se quel momento dovesse arrivare, il nome scritto accanto alla prima rivoluzione potrebbe essere quello di Carlo Ancelotti.
Andrea Fiorentino · Redattore