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venerdì 31 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Bari, esplode la contestazione ai De Laurentiis: accuse di gestione marginale e richiesta di svolta immediata

Il punto di rottura emotiva è arrivato dopo il pareggio contro il Sudtirol, risultato che ha sancito la discesa in Serie C e trasformato delusione, rabbia e sfiducia in una contestazione sempre più esplicita.

de laurentiis aurelio luigi
La retrocessione del Bari riapre con forza il dibattito sul rapporto tra la famiglia De Laurentiis e il club biancorosso. Dopo una stagione chiusa nel modo più amaro, il malcontento della piazza torna a concentrarsi sulla proprietà, accusata da una parte dell’opinione pubblica di non aver costruito un progetto realmente autonomo e competitivo per una delle realtà storiche del calcio meridionale.

Bari, esplode la contestazione ai De Laurentiis: accuse di gestione marginale e richiesta di svolta immediata

Il punto di rottura emotiva è arrivato dopo il pareggio contro il Sudtirol, risultato che ha sancito la discesa in Serie C e trasformato delusione, rabbia e sfiducia in una contestazione sempre più esplicita. In città si respira un clima pesante attorno alla gestione societaria, mentre aumentano le riflessioni sul futuro del club e sulla sostenibilità dell’attuale modello proprietario. Nel commento pubblicato dal Corriere del Mezzogiorno – edizione Puglia, l’analisi si concentra soprattutto su un tema preciso: la percezione di un Bari progressivamente allontanato dal ruolo di progetto centrale. Secondo questa lettura, il club avrebbe smarrito quella dimensione strategica che una piazza con forte tradizione calcistica, un ampio bacino territoriale e una tifoseria storicamente partecipativa ritiene di meritare. La critica non riguarda soltanto i risultati sportivi. Al centro del confronto finisce soprattutto la questione della programmazione. L’accusa implicita è quella di una gestione incapace di produrre un consolidamento strutturale duraturo, nonostante aspettative inizialmente elevate e un contesto favorevole sotto il profilo dell’entusiasmo popolare. Uno dei passaggi più delicati dell’analisi riguarda il rapporto tra Bari e Napoli all’interno dell’universo calcistico riconducibile alla famiglia De Laurentiis. Per una parte della narrazione critica, il club pugliese avrebbe finito per occupare una posizione subordinata, percepita non come laboratorio indipendente ma come realtà laterale rispetto agli interessi principali legati alla società partenopea. Una visione che alimenta da tempo il malessere di una tifoseria desiderosa di sentirsi protagonista di un progetto esclusivamente costruito attorno ai colori biancorossi. Esiste però anche un altro elemento, meno emotivo ma altrettanto rilevante: l’assenza di alternative concrete. Se da un lato cresce la richiesta di cambiamento, dall’altro non emergono al momento gruppi imprenditoriali, fondi o investitori pronti a presentare un piano definito per rilevare il club. È proprio questo vuoto di prospettive a rendere il quadro più complesso, perché la critica alla proprietà si confronta con un mercato che, almeno pubblicamente, non offre soluzioni immediate. Da qui nasce l’appello finale rivolto ai De Laurentiis: se il progetto dovesse essere considerato arrivato al termine della propria spinta progettuale, la richiesta è quella di favorire un eventuale passaggio di proprietà attraverso un percorso rapido, chiaro e trasparente. Sullo sfondo resta una convinzione condivisa da larga parte dell’ambiente: una piazza come Bari, soprattutto dopo una retrocessione così dolorosa, non può permettersi di restare sospesa tra ambizioni dichiarate, aspettative disattese e incertezza sul proprio orizzonte sportivo.
Andrea Fiorentino · Redattore