Barcellona contro gli arbitri: dal caso Atletico ai precedenti con Inter e PSG, il club valuta un reclamo alla UEFA
Non si tratta soltanto di un episodio isolato, ma di una sequenza di decisioni arbitrali considerate penalizzanti, che secondo l’ambiente blaugrana si protrae da tempo e ha trovato nell’ultima partita un punto di rottura.
BARCELONA, SPAIN - MARCH 11: Raphinha of FC Barcelona celebrates scoring his team's third goal with teammate Lamine Yamal during the UEFA Champions League 2024/25 UEFA Champions League 2024/25 Round of 16 Second Leg match between FC Barcelona and SL Benfica at Estadi Olímpic Lluís Companys on March 11, 2025 in Barcelona, Spain. (Photo by David Ramos/Getty Images)
Il Barcellona alza la voce e prepara una presa di posizione formale. La sconfitta contro l’Atletico Madrid al Camp Nou ha riacceso tensioni mai sopite, trasformando il malcontento in un dossier articolato che la dirigenza catalana starebbe valutando di sottoporre alla UEFA.
Barcellona contro gli arbitri: dal caso Atletico ai precedenti con Inter e PSG, il club valuta un reclamo alla UEFA
Non si tratta soltanto di un episodio isolato, ma di una sequenza di decisioni arbitrali considerate penalizzanti, che secondo l’ambiente blaugrana si protrae da tempo e ha trovato nell’ultima partita un punto di rottura.
Il momento chiave contestato riguarda il mancato intervento del VAR su un tocco di mano di Pubill, nato da un rinvio difettoso di Musso. Il Barcellona si aspettava il calcio di rigore e, soprattutto, la seconda ammonizione per il difensore dell’Atletico, circostanza che avrebbe ristabilito la parità numerica dopo l’espulsione di Cubarsí. La mancata revisione ha alimentato la sensazione di un’occasione negata. Dalle stanze del club filtra irritazione: "Non chiediamo favoritismi, ma uniformità di giudizio", sarebbe la linea espressa internamente.
Il malcontento, tuttavia, non nasce soltanto dall’episodio più recente. Il quotidiano spagnolo As ricostruisce una sequenza di situazioni controverse che, nella percezione del Barcellona, si sono accumulate negli ultimi anni. In particolare, la dirigenza ritiene che dal ritorno di Joan Laporta alla presidenza e dalla sua posizione critica verso il sistema UEFA, anche in relazione al progetto Superlega, le decisioni arbitrali sfavorevoli siano diventate più frequenti. Una lettura che non trova conferme ufficiali, ma che alimenta la narrativa interna.
Nel dossier figurerebbe anche l’espulsione di Araujo nei quarti di finale del 2024 contro il PSG, sempre sotto la direzione dell’arbitro Kovacs. Un precedente che, nella memoria del club, rafforza la sensazione di un trattamento severo nei momenti chiave delle competizioni europee. A questo si aggiungono le sfide contro l’Inter, rimaste impresse per diversi episodi controversi.
Il riferimento torna alla fase a gironi della stagione 2022/23, quando a San Siro il tiro di Ansu Fati venne fermato da un tocco di mano di Dumfries non sanzionato con il rigore. Nella stessa partita fu annullato un gol a Pedri per un’altra deviazione di mano, proprio di Fati, decisione che il Barcellona ritenne incoerente. "Due interpretazioni diverse nello stesso contesto", fu il commento che circolò allora nell’ambiente catalano.
Le polemiche non si fermano lì. Dalla panchina di Xavi fino all’era successiva, la tensione con le direzioni arbitrali è rimasta costante. Anche nella scorsa stagione, durante una sfida a Milano, l’allenatore venne espulso in una gara segnata da episodi contestati. Il club ricorderebbe ancora il rigore assegnato per fallo di Cubarsí su Lautaro, il contatto tra Mkhitaryan e Yamal non rivisto al VAR, le proteste per alcune spinte su Pedri e, soprattutto, il contatto tra Dumfries e Gerard Martin prima del cross che portò al gol del pareggio, episodio ritenuto determinante per l’andamento del match.
L’insieme di questi casi ha contribuito a creare un clima di diffidenza. Il Barcellona non vuole trasformare la polemica in uno scontro frontale, ma intende far valere la propria posizione. "Serve chiarezza e coerenza", sarebbe la richiesta principale. L’ipotesi di un reclamo formale alla UEFA rappresenta quindi non solo una reazione emotiva, ma un tentativo di portare la questione su un piano istituzionale.
Il club catalano, nel frattempo, cerca di mantenere il focus sul campo, pur senza nascondere l’irritazione. La sensazione è che la dirigenza voglia costruire un percorso lineare e continuativo, capace di documentare ogni episodio ritenuto dubbio. Non una protesta isolata, ma una strategia comunicativa più ampia, destinata a proseguire nelle prossime settimane.
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