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venerdì 31 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Serie A

Atalanta, il paradosso di Dr. Jekyll e Mr. Hyde: record di "clean sheet" in Italia, fragile in Europa

Esistono due Atalanta, separate da un confine invisibile ma pesantissimo: quello dell'attenzione: i dettagli

Atalanta, il paradosso di Dr. Jekyll e Mr. Hyde: record di "clean sheet" in Italia, fragile in Europa
Se il calcio fosse solo una questione di numeri, l'Atalanta sarebbe oggi la squadra più solida del continente. Ma il calcio è anche questione di contesti, e qui nasce il grande paradosso nerazzurro. Esistono due Atalanta, separate da un confine invisibile ma pesantissimo: quello dell'attenzione. Da una parte c'è la corazzata di Serie A, capace di blindare la porta come nessun'altra nei cinque maggiori campionati europei; dall'altra c'è la versione europea, fragile, distratta e punita al primo errore. Un dualismo che il tecnico Raffaele Palladino deve risolvere in fretta se vuole salvare il cammino in Champions League.

Atalanta, il paradosso nerazzurro: regina dei "clean sheet" in Italia, ma in Europa l'approccio è sbagliato

In patria, la Dea è una macchina difensiva perfetta. I dati del nuovo anno sono impressionanti: su otto partite disputate in campionato nel 2026, ben sei si sono concluse con la porta inviolata (clean sheet). La retroguardia orobica ha concesso le briciole: solo Durosinmi del Pisa e Thorsby della Cremonese sono riusciti a superare Marco Carnesecchi. Per il resto, un monologo di equilibrio, organizzazione e compattezza che ha permesso la risalita in classifica. Appena si varca il confine, però, la musica cambia drasticamente. Come sottolinea L'Eco di Bergamo, in Champions League le certezze sembrano sgretolarsi. Le sconfitte contro Athletic Bilbao, Union Saint-Gilloise e, ultima in ordine di tempo, Borussia Dortmund, hanno un minimo comune denominatore: l'errore di approccio. A Dortmund il film dell'orrore è iniziato dopo appena tre minuti: il gol di Guirassy è figlio di un ingresso in campo "soft", imperdonabile a questi livelli. Il raddoppio tedesco (asse Guirassy-Nmecha) ha poi evidenziato falle preoccupanti nelle marcature preventive e nella gestione dell'uno contro uno, fondamentali in cui la Dea solitamente eccelle. Sotto la lente d'ingrandimento finiscono anche le scelte di formazione. In Germania, Palladino ha tenuto in panchina Giorgio Scalvini, uno dei pilastri della rinascita difensiva in campionato dopo il suo rientro dall'infortunio, preservandolo anche per la gara interna con il Napoli. Al suo posto, il terzetto composto da Djimsiti (sostituito all'intervallo), Kossounou e Kolasinac non ha garantito la stessa impermeabilità. Il tecnico ha provato a spiegare il problema spostando il focus dal singolo reparto al collettivo: "La fase difensiva non riguarda solo i difensori". Vero. Se il pressing degli attaccanti non è feroce e il centrocampo non fa filtro, la difesa va in affanno. In Serie A questo meccanismo a orologeria funziona a meraviglia; in Europa, dove i ritmi sono infernali e la qualità tecnica è superiore, ogni ingranaggio fuori posto costa un gol. Andrea Alati
Andrea Alati · Redattore