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domenica 2 agosto 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Arbitri, Gravina accelera sulla riforma: società autonoma e stop a ogni influenza politica

Al tavolo del confronto erano presenti anche Gianluca Rocchi, oggi designatore, e il vicepresidente Aia Francesco Massini. Le sensibilità non sono identiche, ma la direzione sembra ormai tracciata.

Arbitri, Gravina accelera sulla riforma: società autonoma e stop a ogni influenza politica
Separare il merito dalla politica. È questa la linea tracciata da Gabriele Gravina per ridisegnare il sistema arbitrale italiano. Il presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio ha incontrato a via Allegri i vertici dell’Associazione Italiana Arbitri, ribadendo un concetto che considera non negoziabile: gli arbitri di Serie A e B devono essere gestiti da una struttura autonoma, sottratta a qualsiasi dinamica elettiva o territoriale.

Arbitri, Gravina accelera sulla riforma: società autonoma e stop a ogni influenza politica

Il progetto è già delineato nei dettagli. Una società di diritto privato, partecipata al 100% dalla Figc, con piena autonomia gestionale e un orizzonte chiaramente professionistico. L’obiettivo dichiarato è partire già dalla stagione 2026-27. Il modello: autonomia tecnica, fine delle logiche interne Oggi le nomine arbitrali passano dall’organo politico dell’Aia, il Comitato nazionale. Domani, se la riforma verrà approvata, la scelta spetterà esclusivamente a un direttore tecnico nominato da un consiglio di amministrazione composto da tre membri indipendenti. Quei consiglieri saranno indicati dal Consiglio federale, ma non potranno avere legami con le componenti federali, Aia compresa. Una cesura netta rispetto al passato. Gravina vuole che la designazione non sia più percepita come espressione di equilibri interni, ma come atto tecnico fondato su rendimento e competenza. Al tavolo del confronto erano presenti anche Gianluca Rocchi, oggi designatore, e il vicepresidente Aia Francesco Massini. Le sensibilità non sono identiche, ma la direzione sembra ormai tracciata. Professionismo vero: contratti, stipendio fisso, diritti d’immagine La riforma non riguarda solo la governance. Cambia lo status degli arbitri d’élite. La nuova società potrà contare su un budget stimato intorno ai 20 milioni di euro e introdurrà contratti a tempo determinato per i direttori di gara di Serie A e B. Non più compensi legati esclusivamente al numero di partite dirette, ma uno stipendio fisso, comprensivo di diritti d’immagine e trattamento di fine rapporto. È un passaggio culturale prima ancora che economico. L’arbitro diventa professionista a tutti gli effetti, con maggiore stabilità e, nelle intenzioni della Federazione, maggiore serenità operativa. Il nodo del ricambio e la “porta d’ingresso” Uno dei punti sollevati dall’Aia riguarda il percorso dei giovani arbitri. La categoria teme che un’eccessiva centralizzazione possa rendere meno trasparente l’accesso all’élite. Su questo Gravina ha aperto a un meccanismo di promozione annuale: uno o due ingressi l’anno dalla Serie C verso il gruppo professionistico. Ma anche in questo caso la decisione finale spetterà al direttore tecnico, non più agli organi associativi. La formazione di base resterà sotto l’egida dell’Aia, ma l’ultimo gradino – quello che porta in Serie A e B – sarà di competenza esclusiva della nuova struttura. Le prossime tappe Il calendario è già fissato. A marzo è previsto un confronto con i presidenti di Serie A, mentre ad aprile la riforma approderà in Consiglio federale per l’approvazione definitiva. Gravina non intende rallentare. L’idea è chiara: modernizzare il sistema arbitrale italiano prendendo spunto da modelli esteri, rendendolo più autonomo, più professionale, meno esposto a interpretazioni politiche.
Andrea Fiorentino · Redattore