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sabato 1 agosto 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Arbitri “graditi” e “sgraditi”, l’inchiesta su Rocchi tra accuse e numeri: cosa emerge davvero

A fine campionato, la classifica interna degli arbitri — costruita sulle valutazioni assegnate proprio dal designatore — racconta una storia diversa. Doveri chiude al primo posto, mentre Colombo si piazza comunque nelle primissime posizioni.

Arbitri “graditi” e “sgraditi”, l’inchiesta su Rocchi tra accuse e numeri: cosa emerge davvero
Nel calcio italiano, dove ogni decisione pesa e ogni dettaglio viene analizzato, anche il sistema delle designazioni arbitrali finisce sotto la lente. L’indagine che coinvolge Gianluca Rocchi riporta al centro del dibattito un tema delicato: la presunta distinzione tra arbitri “graditi” e “sgraditi” nelle partite chiave del campionato 2024/25.

Arbitri “graditi” e “sgraditi”, l’inchiesta su Rocchi tra accuse e numeri: cosa emerge davvero

Un’ipotesi investigativa che, però, si scontra con un elemento concreto: i numeri. Il cuore dell’indagine: le designazioni contestate Due dei principali capi d’imputazione ruotano attorno alle scelte arbitrali per partite cruciali che hanno coinvolto l’Inter. Nel mirino, in particolare, le designazioni per sfide contro Bologna e AC Milan, tra campionato e Coppa Italia. Secondo la ricostruzione accusatoria, alcuni direttori di gara sarebbero stati considerati più “affidabili” o favorevoli rispetto ad altri. In questo schema, Andrea Colombo sarebbe stato tra i profili ritenuti “graditi”, mentre Daniele Doveri rientrerebbe tra quelli meno apprezzati. Una lettura che, tuttavia, non trova pieno riscontro nei dati ufficiali della stagione. Le graduatorie ribaltano la narrazione A fine campionato, la classifica interna degli arbitri — costruita sulle valutazioni assegnate proprio dal designatore — racconta una storia diversa. Doveri chiude al primo posto, mentre Colombo si piazza comunque nelle primissime posizioni. Tradotto: entrambi sono considerati arbitri di altissimo livello. Ed è proprio questo punto a cambiare la prospettiva. In una fase decisiva della stagione, tra volate Scudetto e semifinali di coppa, affidare partite determinanti a fischietti di prima fascia non rappresenta un’anomalia, ma una prassi consolidata. "Le gare più delicate vanno ai migliori", è una regola non scritta ma evidente nel sistema arbitrale. Le partite sotto osservazione Entrando nel dettaglio, le designazioni contestate si inseriscono in un contesto altamente competitivo. Daniele Doveri ha diretto sfide cruciali come il derby di Coppa Italia tra Inter e Milan, mentre Andrea Colombo è stato scelto per un match delicato come Bologna-Inter. Scelte coerenti, almeno sulla carta, con il livello tecnico degli arbitri coinvolti. Un altro elemento interessante riguarda la frequenza delle designazioni: il presunto arbitro “gradito”, Colombo, dopo una certa fase della stagione avrebbe incrociato l’Inter in una sola occasione. Un dato che ridimensiona ulteriormente la tesi di una preferenza sistematica. Tra percezioni e realtà Il caso Rocchi si muove dunque su un crinale sottile, dove percezioni, sospetti e dati oggettivi si intrecciano. Da un lato le ipotesi investigative, dall’altro numeri che sembrano raccontare una gestione in linea con criteri meritocratici. "Le designazioni seguono la qualità, non le simpatie", potrebbe essere la sintesi più aderente ai dati disponibili. Ma sarà il lavoro degli inquirenti a chiarire se dietro le scelte ci fosse davvero una logica diversa. Nel frattempo, il dibattito resta aperto. E con esso, una domanda destinata a tornare: quanto pesa davvero la discrezionalità nelle decisioni arbitrali ai massimi livelli del calcio?
Andrea Fiorentino · Redattore