AIA, riforma arbitri, c'è ancora da lavorare: tre i nodi da sciogliere, gli scenari
Secondo fonti vicine ai lavori in corso, entro la fine di marzo dovrebbero arrivare indicazioni più precise. La fretta è dettata dalla necessità di avere tutto pronto per la prossima stagione, evitando ulteriori polemiche e assicurando agli arbitri una struttura stabile e professionale.
Il dibattito sugli arbitri in Serie A continua a tenere banco: le proteste e le polemiche, ormai quasi quotidiane, evidenziano la necessità di una riforma profonda del sistema arbitrale italiano.
AIA, riforma arbitri, c'è ancora da lavorare: tre i nodi da sciogliere, gli scenari
Figc e Lega Serie A stanno lavorando intensamente per dare vita a un progetto strutturale che potrebbe partire già dalla stagione 2026/27.
L’idea di fondo è ambiziosa: creare una società privata degli arbitri, completamente scorporata dall’AIA, in modo da trasformare i direttori di gara in professionisti a tutti gli effetti, sul modello della PGMOL inglese. Come spiega il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, si tratta di costruire una “classe d’élite indipendente, libera da qualsiasi logica politica”, con contratti autonomi che diventerebbero a tempo determinato dopo un certo numero di presenze certificate.
Tre nodi ancora da sciogliere
Nonostante le linee guida siano già definite, permangono tre questioni cruciali da risolvere, come sottolinea il Corriere della Sera:
Partecipazione societaria: la Lega auspica una partecipazione mista, mentre Gravina punta a un controllo totale del 100%.
Composizione della governance: è necessario chiarire chi guiderà la gestione operativa e strategica della nuova società.
Gestione dei diritti commerciali: un tema centrale, soprattutto per i presidenti dei club, chiamati a contribuire a un budget annuo di circa 18 milioni di euro.
Secondo fonti vicine ai lavori in corso, entro la fine di marzo dovrebbero arrivare indicazioni più precise. La fretta è dettata dalla necessità di avere tutto pronto per la prossima stagione, evitando ulteriori polemiche e assicurando agli arbitri una struttura stabile e professionale.
La riforma non rappresenta solo una questione tecnica: è un vero e proprio passo verso la modernizzazione del calcio italiano, con l’obiettivo di garantire trasparenza, professionalità e maggiore competitività sul piano internazionale. La speranza di tutti gli operatori del settore è che il progetto riesca a dare vita a una nuova generazione di arbitri pronti a operare con standard elevati, liberi da pressioni esterne e più valorizzati economicamente e professionalmente.
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