AIA, Avviso di garanzia per il designatore Rocchi: è indagato per concorso in frode sportiva
Secondo quanto emerso, Rocchi avrebbe ricevuto un avviso di garanzia con l’ipotesi di “concorso in frode sportiva”. L’inchiesta, condotta dalla Procura di Milano, riguarda episodi relativi al campionato 2024-2025 e si concentra su alcune decisioni maturate nella sala VAR di Lissone.
Il sistema è sotto osservazione, ora più che mai. È questa la sensazione che attraversa il calcio italiano dopo l’apertura di un’inchiesta che coinvolge il designatore arbitrale della Serie A e B, Gianluca Rocchi, finito al centro di un’indagine per presunte pressioni sulle dinamiche del VAR.
AIA, Avviso di garanzia per il designatore Rocchi: è indagato per concorso in frode sportiva
Un caso delicato, che riporta sotto i riflettori il funzionamento della tecnologia arbitrale e i rapporti interni alla struttura che governa le direzioni di gara.
L’indagine e l’ipotesi di concorso in frode sportiva
Secondo quanto emerso, Rocchi avrebbe ricevuto un avviso di garanzia con l’ipotesi di “concorso in frode sportiva”. L’inchiesta, condotta dalla Procura di Milano, riguarda episodi relativi al campionato 2024-2025 e si concentra su alcune decisioni maturate nella sala VAR di Lissone.
Il punto centrale dell’indagine riguarda eventuali interferenze o pressioni esercitate sul lavoro degli assistenti video, figure ormai decisive nell’equilibrio delle partite.
Il caso Udinese-Parma e la dinamica contestata
Uno degli episodi chiave riguarda la gara tra Udinese Calcio e Parma Calcio 1913, disputata il 1° marzo 2025.
Durante una revisione per un possibile fallo di mano in area, la valutazione iniziale degli ufficiali VAR sembrava orientata a escludere il calcio di rigore. Poi, improvvisamente, la decisione cambia direzione.
La ricostruzione parla di un momento di incertezza, seguito da un cambio di valutazione che ha portato alla richiesta di on-field review da parte dell’arbitro di campo.
Il nodo del possibile intervento esterno
Al centro dell’attenzione degli inquirenti ci sarebbe un episodio specifico: il presunto intervento del designatore attraverso un richiamo visivo o sonoro verso la sala VAR.
Secondo alcune ricostruzioni, Rocchi avrebbe cercato di attirare l’attenzione degli ufficiali presenti a Lissone, alimentando il sospetto di un’interferenza nel processo decisionale.
Si tratta di elementi ancora oggetto di verifica, inseriti in un quadro investigativo più ampio e complesso.
Il precedente e il ruolo del VAR nel sistema
Nel fascicolo compaiono anche altri episodi, tra cui una valutazione relativa a FC Internazionale Milano nella gara contro il Verona, legata a un contatto in area su cui il VAR era intervenuto senza modificare la decisione di campo.
Questi casi vengono analizzati per ricostruire eventuali schemi ricorrenti o criticità sistemiche nella gestione delle revisioni video.
Un sistema sotto pressione
L’inchiesta riapre un tema mai del tutto sopito: il rapporto tra direzione arbitrale, tecnologia e governance del calcio.
Il VAR, nato per ridurre gli errori evidenti, è diventato negli anni uno strumento centrale ma anche controverso, soprattutto quando emergono dubbi sulla sua indipendenza decisionale.
Le possibili conseguenze
Al momento il quadro è ancora in evoluzione. Nessuna conclusione è stata raggiunta e le responsabilità, se esistenti, dovranno essere accertate nelle sedi competenti.
Resta però l’impatto sul sistema: la fiducia nelle istituzioni arbitrali, già spesso sotto esame, si trova ora davanti a un nuovo passaggio delicato.
Un caso che va oltre il singolo episodio
Più che un singolo evento, l’indagine sembra aprire una riflessione più ampia sul funzionamento complessivo della gestione arbitrale in Italia.
E mentre le verifiche proseguono, il calcio italiano si ritrova ancora una volta a fare i conti non solo con il campo, ma con tutto ciò che lo circonda.
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