Il dibattito sul professionismo arbitrale in Serie A è tornato con forza al centro della scena. Tra polemiche ricorrenti sull’utilizzo del VAR, tensioni istituzionali all’interno dell’AIA e prese di posizione sempre più nette da parte di allenatori e dirigenti, il tema non è più rinviabile.
AIA, Arbitri professionisti in Serie A? Ecco quanto guadagnano oggi i direttori di gara
Ma cosa cambierebbe davvero se gli arbitri diventassero professionisti? E soprattutto, quanto guadagnano oggi i direttori di gara del massimo campionato italiano?
Un sistema sotto pressione tra VAR e crisi istituzionale
Il mondo arbitrale italiano sta attraversando uno dei momenti più complessi degli ultimi anni. Le discussioni sull’uniformità di giudizio e sull’uso della tecnologia si intrecciano con un quadro istituzionale fragile: il presidente dell’AIA Antonio Zappi è stato inibito per 13 mesi in primo grado dal Tribunale Federale Nazionale e, come riportato da Calcio e Finanza, la FIGC ha valutato l’ipotesi di commissariamento dell’associazione.
In questo contesto, ogni errore o interpretazione controversa assume un peso maggiore, alimentando un clima di sfiducia che coinvolge club, tifosi e addetti ai lavori.
Spalletti rilancia il tema del professionismo
A riaccendere il dibattito è stata una recente dichiarazione di Luciano Spalletti, tecnico della Juventus, che ha evidenziato una contraddizione strutturale del sistema.
"Gli arbitri sono gli unici non professionisti in campo", ha sottolineato l’allenatore, rilanciando una riflessione che da tempo circola negli ambienti federali.
L’AIA ha risposto mostrando apertura verso una possibile riforma, ispirata a modelli già esistenti all’estero, come quello della Premier League, dove la gestione arbitrale è affidata alla PGMOL, struttura interamente professionistica.
Professionismo arbitrale: cosa cambierebbe davvero
Secondo La Gazzetta dello Sport, l’introduzione del professionismo comporterebbe una rivisitazione completa del modello contrattuale. Gli arbitri non sarebbero più legati esclusivamente a gettoni e rimborsi, ma a:
un contratto fisso
una struttura previdenziale
il TFR
obblighi e tutele tipiche del lavoro professionistico
Un cambiamento che inciderebbe in modo significativo anche sui compensi complessivi, oggi basati su un mix di fisso e gettoni gara.
Quanto guadagna oggi un arbitro di Serie A
Attualmente, un arbitro internazionale di Serie A percepisce tra i 160.000 e i 170.000 euro lordi annui, variabili in base al numero di designazioni come direttore di gara o come VAR.
Il compenso per singola partita di Serie A è così suddiviso:
Arbitro: 4.000 euro lordi
VAR: 1.700 euro
Assistenti di linea: 1.400 euro
AVAR: 800 euro
Quarto uomo: 500 euro
Numeri che evidenziano come il sistema coinvolga un’intera squadra arbitrale, con responsabilità e compensi differenziati.
Il confronto con la Serie B
Le cifre scendono sensibilmente in Serie B, dove i gettoni previsti sono:
Arbitro: 2.000 euro
VAR: 800 euro
AVAR: 400 euro
Quarto uomo: 200 euro
Assistenti: 600 euro
Una differenza che riflette il diverso peso economico e mediatico delle due categorie, ma che rientra comunque in un sistema ancora non pienamente professionale.
Il compenso fisso: come funziona oggi
Oltre ai gettoni gara, gli arbitri appartenenti alla CAN A e B firmano un contratto che prevede un compenso fisso annuale, suddiviso per fasce:
Internazionali ed ex internazionali: 90.000 euro
Arbitri con oltre 50 presenze in Serie A: 60.000 euro
Arbitri con meno di 50 presenze: 30.000 euro
Per quanto riguarda assistenti, VAR e AVAR, il fisso varia da un minimo di 8.000 euro a un massimo di 30.000 euro, a seconda dell’esperienza e della categoria.
Dalla CAN D in su sono previsti diaria e rimborsi spese, mentre nelle categorie inferiori il sistema resta forfettario e a fasce.
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