Coronavirus, Pregliasco: "Vaccino in arrivo? Bene, ma ci vorranno sei mesi o un anno per una copertura sistematica"
I vaccini saranno un aiuto nella prospettiva di fine 2021, perché ci vuole una copertura del 60-70% per ottenere l’immunità di gregge
"Le prime due milioni di dosi copriranno i soggetti più fragili e gli operatori sanitari - spiega a Gazzetta dello Sport il professore Fabrizio Ernesto Pregliasco -. I vaccini saranno un aiuto nella prospettiva di fine 2021, perché ci vuole una copertura del 60-70% per ottenere l’immunità di gregge".
Coronavirus, Pregliasco: "Vaccino in arrivo? Bene, ma ci vorranno sei mesi o un anno per una copertura sistematica"
Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano, direttore sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano e membro del Comitato tecnico scientifico della Lombardia, alla Gazzetta manifesta tutta la sua soddisfazione dopo la notizia che la casa farmaceutica Pfizer (ma filtrano notizie anche di un'efficienza ancora maggiore dalla Russa sullo Sputnik V) che ha confermato la bontà del vaccino anti-Covid al 90%. Questo un estratto delle sue parole alla rosea:Il vaccino di Pfizer può lasciarci più tranquilli? "Ci vorrà del tempo perché le prime due milioni di dosi coprano i soggetti più fragili e gli operatori sanitari. Ci vorranno sei mesi-un anno per arrivare ad una copertura vaccinale sistematica. Ci vogliono due dosi, bisogna organizzare la distribuzione. Ci sarà questo vaccino ma ci saranno anche gli altri. Saranno un aiuto nella prospettiva di fine 2021 come risultato oggettivo, perché ci vuole una copertura del 60-70% per ottenere l’immunità di gregge".
E i farmaci a base di anticorpi monoclonali neutralizzanti? "Credo molto a questa opzione. Ma in questo caso ci saranno problemi di quantità e distribuzione. Arriveranno anche loro nel 2021".
C’è stata una sottovalutazione della seconda ondata? “C’è stata un po’ di stanchezza generalizzata e di sopravvalutazione di quello che si era fatto e si era fatto bene. Quindi sicuramente troppi contatti, troppi momenti di rischio sono stati realizzati sprecando un bel risultato che avevamo ottenuto”.
Si parla sempre più insistentemente di un nuovo lockdown. A Gazzetta Active lei aveva già spiegato che sarebbe la soluzione ottimale dal punto di vista tecnico ma “non fattibile”. Secondo lei è a cosa si arriverà? "Il lockdown è difficile da attuare, ma vedremo cosa verrà deciso il 15 novembre in base a come sono andati i giorni precedenti. Il rischio è di dover estendere la zona rossa a tutta Italia. Una misura sufficiente ai fini di una mitigazione dell’epidemia se ci fosse una attuazione sistematica e reale, senza arrivare ai limiti. Perché poi si fa come i bambini: ti dicono di arrivare non oltre lì e si arriva proprio lì, al limite".
Secondo lei questa nuova fase è peggio della prima ondata? "L’epidemia si sta espandendo in modo più ampio, c’è una diffusione capillare su tutto il territorio nazionale che prima non c’era. Considerato che andiamo incontro all’inverno e non più all’estate non è bello. Anche perché ci sarà l’influenza. Speriamo che sia meno diffusa quest’anno come è successo in in Australia. Lì nel loro inverno, la nostra estate, la stagione influenzale è stata piuttosto tranquilla proprio perché mascherine, distanziamento sociale e igiene hanno dato una mano a ridurre i contagi".
Come mai in Lombardia una simile concentrazione di casi? C’è chi ipotizza un possibile legame con l’inquinamento dell’aria… "No, non c’entra. L’aumento di casi è dovuto alla la densità di popolazione, agli interscambi, al lavoro, alle occasioni di contatto. Ogni contatto è un rischio in questo momento".
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