VERONA, ITALY - FEBRUARY 27: Gianluigi Buffon of Juventus gives a thumbs up prior to the Serie A match between Hellas Verona FC and Juventus at Stadio Marcantonio Bentegodi on February 27, 2021 in Verona, Italy. Sporting stadiums around Italy remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors. (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images )
Gianluigi Buffon rompe il silenzio sul nuovo corso della Nazionale e offre la sua lettura del momento attraversato dal calcio italiano. In un'intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, l'ex capo delegazione azzurra spiega le ragioni del suo mancato ritorno in Federazione, esprime un giudizio sul nuovo commissario tecnico Roberto Mancini e indica quali sarebbero state le sue scelte per rilanciare l'Italia.
Buffon: "Avrei scelto Conte o Baldini". L'ex azzurro: "Le riforme non bastano, nel calcio contano i risultati"
Buffon rivela di aver ricevuto una proposta da Paolo Maldini e Leonardo Nascimento de Araújo per ricoprire un ruolo di coordinamento tra la Nazionale maggiore e le selezioni giovanili. Un'ipotesi che lo ha fatto riflettere, ma che alla fine ha deciso di non accettare. "Ho vacillato, ma ho bisogno di ricaricarmi e dedicare tempo alla mia famiglia", ha spiegato.
Parlando del ritorno di Mancini sulla panchina azzurra, Buffon riconosce il valore tecnico della scelta, pur senza nascondere alcune riserve. L'ex portiere ricorda infatti l'addio del tecnico per accettare l'incarico in Arabia Saudita, sottolineando come il senso di appartenenza abbia sempre guidato le proprie decisioni, citando la permanenza alla Juventus FC anche in Serie B con la rinuncia a parte dell'ingaggio.
Buffon chiarisce inoltre di non aver avuto un ruolo decisivo nella scelta del commissario tecnico dopo l'addio di Luciano Spalletti. Ricorda che, in quella fase, riteneva Gennaro Gattuso la soluzione più adatta per ricompattare un gruppo reduce da un momento complicato, precisando però che la decisione finale non dipendeva da lui.
Se fosse stato direttore tecnico, la sua strada sarebbe stata diversa. "Avrei scelto Antonio Conte e, se non fosse stato possibile, Silvio Baldini", afferma Buffon. Quanto all'ipotesi Pep Guardiola, riconosce che il suo nome avrebbe avuto un forte impatto mediatico, ma sottolinea come il ruolo di commissario tecnico sia profondamente diverso da quello di allenatore di club e non garantisca automaticamente risultati.
L'ex capitano azzurro allarga poi il discorso alle difficoltà strutturali del calcio italiano. Secondo Buffon, da anni si parla di riforme senza che queste si traducano in progetti concreti e duraturi. Il nodo principale, a suo giudizio, è culturale: l'attenzione resta concentrata quasi esclusivamente sui risultati immediati, mentre viene trascurata la crescita dei giovani talenti. Una situazione che considera ancora più grave oggi, in un campionato che non rappresenta più il principale punto di riferimento del calcio europeo.
Buffon, infine, invita a non sottovalutare il valore dell'attuale Nazionale. Pur riconoscendo che il livello internazionale si sia alzato e che diverse selezioni abbiano colmato il divario con l'Italia, respinge l'idea di un movimento privo di qualità. Il riferimento finale è alla Nazionale di calcio della Norvegia, indicata come esempio della crescita di realtà emergenti nel panorama europeo. Un segnale, secondo Buffon, di quanto il calcio continentale sia cambiato e di come oggi il blasone, da solo, non basti più a fare la differenza.
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