Napoli, dalla “zona Mazzarri” alla “zona Conte”: i gol oltre il 90’ che valgono la Champions
Questa abitudine non nasce per caso. La Gazzetta ricorda come già a San Siro, contro l’Inter, Scott McTominay firmò il 2-2 all’81’, regalando punti preziosi in una partita che sembrava ormai compromessa.
A Napoli, il calcio non si misura più solo dai minuti regolamentari. Una volta si parlava della “zona Mazzarri”, quegli istanti in cui la squadra di Walter Mazzarri ribaltava partite perse con rimonte epiche.
Napoli, dalla “zona Mazzarri” alla “zona Conte”: i gol oltre il 90’ che valgono la Champions
Oggi, invece, c’è la “zona Conte”: un concetto che non riguarda la casualità, ma la filosofia di un allenatore e la mentalità di una squadra che non smette mai di crederci, nemmeno quando il cronometro sembra segnare la fine.
Verona, Marassi, Roma: i luoghi simbolo della “zona Conte”
95’ a Verona: Lukaku protagonista
Al Bentegodi contro l’Hellas Verona, il Napoli ha ritrovato la sua anima. Al minuto 95 abbondante, Romelu Lukaku riceve palla e firma un gol pesantissimo. Non è solo una rete, è un manifesto: la squadra di Antonio Conte non molla mai, ogni punto vale e ogni istante può ribaltare una stagione.
Marassi: un rigore da milioni
Qualche settimana prima, a Marassi contro il Genoa, la sceneggiatura è simile. Ancora oltre il 90’, un rigore trasforma tensione in vantaggio, rilancia la squadra nella corsa Champions e conferma che il Napoli sa gestire la pressione quando sembra tutto perduto.
Roma al Maradona: la rimonta mentale
Contro l’AS Roma, l’1-2 rischiava di chiudere le ambizioni europee. Ma la reazione dei partenopei arriva nel finale: cambi mirati, intensità crescente e pressione costante permettono di riequilibrare la partita quando ogni secondo pesa. Il Maradona esplode, e il Napoli dimostra di essere costruito per non arrendersi mai.
Le radici di una mentalità vincente
Questa abitudine non nasce per caso. La Gazzetta ricorda come già a San Siro, contro l’Inter, Scott McTominay firmò il 2-2 all’81’, regalando punti preziosi in una partita che sembrava ormai compromessa. Allo stesso modo, alla seconda giornata, contro il Cagliari, fu Frank Anguissa a evitare uno 0-0 che avrebbe deluso i tifosi.
Non sono episodi isolati: è un tratto identitario della squadra di Conte, la capacità di vivere ogni partita come se i minuti finali fossero un mondo a parte.
Perché la “zona Conte” funziona
La differenza non è fortuna, ma metodo e convinzione. La “zona Conte” è la somma di:
Tenuta fisica costante fino all’ultimo secondo
Cambi decisivi e mirati dalla panchina
Pressione continua, anche quando il tempo sembra finito
Mentalità ossessiva: la partita non è mai chiusa fino al fischio finale
Conte ha costruito un gruppo che interpreta il tempo come relativo, che gioca con la testa e con il cuore, consapevole che ogni azione può cambiare il destino di una stagione.
Il filo rosso resta identico: Napoli non molla mai.
LEGGI ANCHE Napoli, questa squadra non muore mai: i gol nel finale tengono Conte in corsa Champions
In una corsa Champions dove ogni punto vale milioni, segnare al 95’ non è solo spettacolo. È programmazione, è carattere, è identità. Non si parla più di zona Cesarini: quando il cronometro segna rosso, a Napoli si entra nella zona Conte.
Usiamo cookie tecnici e, previo consenso, cookie di profilazione per misurare il
traffico e mostrare annunci pertinenti. Puoi cambiare idea quando vuoi dalla
Cookie Policy.