PARMA, ITALY - MAY 03: Cesc Fàbregas head coach of Como celebrates during the Serie A match between Parma and Como at Stadio Ennio Tardini on May 03, 2025 in Parma, Italy. (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)
Da scelta contestata a caso di studio del calcio italiano. Il percorso del Como guidato da Cesc Fabregas ha assunto i contorni di una delle trasformazioni tecniche più sorprendenti degli ultimi anni: in appena due stagioni e mezzo il club lariano è passato dalla lotta playoff in Serie B alla qualificazione in Champions League, costruendo un’identità precisa, riconoscibile e profondamente diversa rispetto ai modelli tradizionali del calcio italiano.
Como, il modello Fabregas porta i lariani dalla Serie B alla Champions. Tutto iniziò con l’esonero che fece discutere
Eppure, tutto nasce da una decisione che nel novembre 2023 aveva lasciato perplessi osservatori, tifosi e addetti ai lavori.
L’esonero di Moreno Longo che cambiò la storia del Como
L’11 novembre 2023 il Como occupava una posizione pienamente competitiva in Serie B. La squadra arrivava da una vittoria ad Ascoli, aveva raccolto risultati positivi nelle settimane precedenti e restava pienamente coinvolta nella corsa playoff. Proprio per questo l’esonero di Moreno Longo apparve, all’epoca, una scelta difficile da interpretare.
La proprietà decise invece di affidare la squadra a Cesc Fabregas, già inserito nel progetto lariano dopo l’esperienza da calciatore e il lavoro svolto nel settore giovanile.
Molti lessero quella svolta come una mossa d’immagine: un nome internazionale, forte mediaticamente, utile a dare visibilità al club. Col passare del tempo, però, quella decisione si è trasformata nel punto di partenza di una scalata sportiva inattesa.
Dalla promozione alla Champions: il percorso di Fabregas
I risultati raccontano un’evoluzione rapida e lineare. Prima la promozione in Serie A, poi una stagione di consolidamento nella massima categoria e infine il salto storico verso la Champions League.
L’ultimo tassello è arrivato con il quarto posto finale e la qualificazione europea conquistata al termine della stagione 2025/2026. Un traguardo che ha permesso al Como di precedere club dal peso specifico ben diverso nella gerarchia calcistica italiana, entrando in un territorio che fino a pochi anni fa sembrava irraggiungibile.
La crescita della squadra non si spiega soltanto attraverso i risultati, ma soprattutto attraverso una costruzione tecnica coerente, sviluppata senza rinunciare alle proprie idee.
Il “modello Fabregas”: identità, tecnica e calcio internazionale
Fabregas ha definito il Como "un’università di calcio". Un’espressione che sintetizza bene la filosofia costruita attorno al club.
La squadra ha sviluppato un calcio basato su possesso palla, costruzione ragionata dal basso, occupazione intelligente degli spazi e ricerca continua delle linee di passaggio. Ma ridurre il progetto a un semplice esercizio estetico sarebbe limitante. Il tecnico spagnolo ha mostrato anche adattabilità strategica, scegliendo in diverse occasioni soluzioni più pragmatiche contro avversari di alto livello.
Il risultato è un’identità che richiama chiaramente matrici calcistiche iberiche: un modello quasi “trapiantato” dalla Liga alla Serie A, costruito su qualità tecnica, giovani valorizzati e forte cultura di gioco.
Una rosa giovane, internazionale e costruita su idee precise
Uno degli aspetti distintivi del progetto riguarda la composizione dell’organico. Il Como ha puntato con decisione su profili giovani e internazionali, privilegiando calciatori compatibili con il sistema di gioco dell’allenatore.
Tra i protagonisti della stagione emergono diversi nomi chiave. Nico Paz si è imposto come uno dei talenti simbolo del progetto, diventando riferimento tecnico e creativo della squadra. Accanto a lui hanno avuto peso specifico la leadership di Lucas Da Cunha e il contributo offensivo dell’attaccante greco Tasos Douvikas.
Fabregas non ha mai nascosto la propria attenzione alla funzionalità tattica nella selezione dei calciatori, difendendo pubblicamente la scelta di costruire una rosa fortemente modellata sulle esigenze del suo calcio.
La forza della proprietà e un progetto senza improvvisazioni
Dietro la crescita del Como c’è anche la solidità della proprietà indonesiana, che ha sostenuto il progetto con investimenti mirati e una logica gestionale orientata allo sviluppo.
Non una strategia fondata sull’acquisto impulsivo di grandi nomi, ma un piano costruito attorno all’idea di investimento tecnico, patrimoniale e strutturale. In questo equilibrio tra disponibilità economica, competenze e continuità progettuale, Fabregas ha trovato il contesto ideale per sviluppare la propria visione.
Adesso arriva la Champions: il Como davanti alla sfida più difficile
La qualificazione alla Champions League apre però una fase completamente nuova. Cambiano le dimensioni economiche, aumenta l’esposizione internazionale e cresce inevitabilmente il livello delle aspettative.
Il mercato rappresenterà il primo banco di prova. Alcuni protagonisti della stagione potrebbero attirare interesse dall’estero, mentre il club dovrà capire come rafforzarsi senza compromettere l’equilibrio costruito finora.
Il riferimento inevitabile, nel panorama italiano, porta all’Atalanta di Gian Piero Gasperini: una squadra capace negli anni di consolidarsi in Europa mantenendo forte identità tecnica e sostenibilità gestionale.
Ma osservando il percorso di Cesc Fabregas, una sensazione appare sempre più evidente: il Como non sembra intenzionato a replicare modelli altrui. Sta cercando di costruirne uno proprio. E, almeno finora, i risultati gli stanno dando ragione.
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