Anno zero per le big italiane in Champions: cosa c’è dietro l’assenza di Milan, Inter, Napoli e Juventus
Era il 2002-03: AC Milan, Inter e Juventus tra le migliori quattro d’Europa, poi rossoneri e bianconeri a contendersi il trofeo a Manchester. Senza dimenticare il Napoli di Mazzarri, Benitez, Sarri e Spalletti...
C’era una volta una Champions League che parlava italiano. Semifinali con tre squadre di Serie A, una finale tutta tricolore, un’egemonia tecnica e culturale che sembrava naturale.
Anno zero per le big italiane in Champions: cosa c’è dietro l’assenza di Milan, Inter, Napoli e Juventus
Era il 2002-03: AC Milan, Inter e Juventus tra le migliori quattro d’Europa, poi rossoneri e bianconeri a contendersi il trofeo a Manchester. Senza dimenticare il Napoli di Mazzarri, Benitez, Sarri e Spalletti...
Ventitré stagioni dopo, lo scenario si è ribaltato. Per la prima volta da quando la Champions è tornata alla formula con ottavi di finale (dal 2004-05), nessuna delle tre storiche big italiane è presente tra le sedici migliori. Il 2025-26 segna una frattura simbolica: è l’anno zero.
Dai cicli vincenti alla discontinuità strutturale
Non è una caduta improvvisa. È un processo.
La Juventus ha vissuto una lunga continuità europea negli anni del ciclo dei nove scudetti consecutivi, arrivando due volte in finale tra il 2014-15 e il 2021-22. Le sue assenze più prolungate dal grande palcoscenico coincidono con momenti di transizione profonda: il post-Calciopoli e le ultime stagioni segnate da penalizzazioni, ristrutturazioni societarie e rifondazioni tecniche.
Le milanesi hanno attraversato invece una fase più altalenante. Il Milan, capace di vincere nel 2007 e finalista nel 2005, ha poi conosciuto una lunga assenza dalla fase a eliminazione diretta, coincisa con il tramonto della gestione Berlusconi e con anni di instabilità tecnica e finanziaria. L’Inter, dopo l’apice del Triplete nel 2010, è rimasta lontana stabilmente dall’élite europea fino al ritorno competitivo sotto la guida di Simone Inzaghi.
Quella che un tempo era continuità si è trasformata in ciclicità fragile.
Il peso specifico dell’assenza del Milan
Nel 2025-26 il primo tassello mancante è il Milan. L’ottavo posto in Serie A nella stagione precedente ha escluso i rossoneri dalle coppe, chiudendo ogni possibilità di partecipare al nuovo ciclo europeo.
Ma il problema non è solo contingente. Dopo l’eliminazione contro il Feyenoord nella stagione precedente, il Milan aveva già mostrato limiti di solidità e maturità internazionale. L’assenza attuale è la conseguenza di una stagione mal gestita, non un incidente isolato.
Quando una grande manca all’appuntamento europeo, non è soltanto una squadra a perdere punti ranking: è un intero sistema che si indebolisce.
Inter: priorità scudetto e scelta strategica
Per l’Inter la dinamica è diversa. Non si tratta di assenza strutturale, ma di gestione delle priorità.
Dopo una stagione conclusa senza trofei nonostante il percorso su più fronti, l’ambiente ha scelto di concentrare energie e risorse sul campionato. Rotazioni marcate, gestione conservativa in Europa, approccio meno aggressivo nella doppia sfida decisiva: scelte che hanno inciso sul risultato finale.
In Champions non sempre vince chi è più forte. Spesso passa chi la considera una priorità assoluta. L’Inter, in questa edizione, non l’ha fatto fino in fondo.
Juventus: talento giovane, esperienza ridotta
La Juventus ha pagato soprattutto inesperienza. In una trasferta complessa come Istanbul, sotto nel punteggio e in inferiorità numerica, serviva gestione emotiva prima ancora che tecnica.
La squadra scesa in campo aveva un’età media contenuta e pochi elementi con un passato consolidato agli ottavi di Champions. Quando il margine di errore si riduce, l’abitudine a certi palcoscenici diventa decisiva. La rimonta sfiorata al ritorno è stata più figlia dell’orgoglio che della lucidità strategica.
La sensazione è che la Juve sia ancora nel mezzo di una ricostruzione identitaria.
Un trend che preoccupa
Se l’uscita precoce dovesse diventare una costante, il problema non sarebbe più episodico. Negli ultimi anni la Serie A ha già vissuto stagioni senza rappresentanti ai quarti. Oggi il rischio è che l’assenza delle tre grandi non sia un’eccezione, ma un segnale strutturale.
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