Come ogni tormentone che si rispetti, la caduta casalinga contro la Lazio ha riportato prepotentemente in auge l'hashtag #ConteOut sui social. Secondo l'analisi de La Gazzetta dello Sport, l'atteggiamento rinunciatario del Napoli – zero tiri in porta contro la formazione di Sarri, singoli impalpabili e una manovra a dir poco prevedibile – ha spinto una grossa fetta della piazza a mettere nuovamente nel mirino il tecnico leccese. Un déjà-vu stagionale, se si pensa che la prima vera sollevazione popolare risale allo scorso novembre, innescata da un altro 2-0 (quello contro il Bologna) e aggravata dalle taglienti dichiarazioni post-gara dell'allenatore ("Non voglio accompagnare un morto...").
Il Napoli alza bandiera bianca nel peggiore dei modi: i tifosi scaricano Conte
Questa nuova ondata di contestazione ha radici ben più profonde. Arriva dopo lo stop di Parma ma, soprattutto, a margine di quella che molti considerano la peggior prestazione dell'era Conte: il naufragio casalingo contro i biancocelesti. È il de profundis per le ambizioni tricolori, certificato anche da Spinazzola che nel post-partita ha parlato di "fiammella" scudetto ormai spenta. Il paradosso, sottolinea la Rosea, è la velocità con cui sono cambiate le prospettive in appena una settimana: se nel turno precedente Conte parlava di voler insidiare l'Inter capolista, alla vigilia del match con la Lazio ha bruscamente virato i toni, sentenziando che "il secondo posto è il primo dei perdenti".
Il termometro del malumore è stato il Maradona, che ha cominciato inesorabilmente a svuotarsi a venti minuti dal fischio finale tra i mugugni generali. Da lì, il dissenso si è riversato in massa su piattaforme come Instagram e X, dove il #ConteOut è diventato un grido di battaglia. Nel mirino dei tifosi ci sono molteplici fattori: il vuoto cosmico a livello di gioco, una faraonica campagna acquisti che ha disatteso le promesse, il fastidio per i continui rumors sulla Nazionale e, infine, l'assenza di alibi legati agli infortuni, con la rosa quasi al completo.
A rendere la sconfitta ancora più indigesta è stata l'identità dell'avversario. La Gazzetta evidenzia come sui social si siano sprecati i paragoni con Maurizio Sarri, indimenticato idolo di una fetta di Fuorigrotta. Aver visto il "Comandante" incartare Conte e offrire spettacolo al Maradona con elementi come Basic e Cancellieri ha scatenato i nostalgici. Tuttavia, il fronte non è unanime. Lo zoccolo duro dei "contiani" fa scudo attorno all'allenatore, aggrappandosi al suo proverbiale pragmatismo ("Con me o si arriva primi o secondi"). I fedelissimi replicano alle critiche ricordando che il Napoli, pur in difficoltà, occupa la seconda piazza.
Nel mezzo della bufera, Antonio Conte si trincera nel suo silenzio. Il tecnico porta avanti il suo sciopero personale (non parla in una conferenza pre-partita da ottobre) e glissa sulle recenti stilettate di De Laurentiis. L'unico affondo è riservato alla stampa, accusata di voler destabilizzare l'ambiente: "Meno parliamo, meglio è. Sfruttano il mio nome per fare pagine sui giornali e ascolti in tv, vengo strumentalizzato". Un approccio da "noi contro tutti" che infiamma i suoi sostenitori più accaniti, convinti che ci sia un disegno mediatico per allontanarlo. Eppure, dalla debacle di Bologna a quella con la Lazio, il copione resta identico: gioco del silenzio da una parte, ricerca del colpevole dall'altra, con il #ConteOut a fare da contorno.
Andrea Alati
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