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venerdì 31 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Verso Napoli-Lecce, parla il doppio ex Bogliacino: "Piazze stupende. La A conquistata a Marassi resta la gioia più grande"

Bogliacino è stato uno dei volti simbolo di quella squadra operaia e affamata che ha scalato le gerarchie del calcio italiano

Verso Napoli-Lecce, parla il doppio ex Bogliacino: "Piazze stupende. La A conquistata a Marassi resta la gioia più grande"
Mariano Bogliacino
Ci sono giocatori che lasciano un segno negli almanacchi per il numero di gol, e altri che restano incisi nella memoria popolare per aver condiviso la polvere, il sudore e la resurrezione di un'intera città. Mariano Bogliacino appartiene indiscutibilmente alla seconda categoria. In vista del delicato incrocio di campionato tra Napoli e Lecce, ai microfoni di Napolità di Salvatore Pengue, la voce del centrocampista uruguaiano risuona come quella di un reduce pluridecorato, avendo vestito entrambe le casacche con profondo orgoglio e professionalità.

Bogliacino si divide: "Lecce calda, ma a Napoli la pressione è unica. Che orgoglio quella 10 in C"

L'asse calcistico della sua carriera italiana ha vibrato di pura passione meridionale. Con i giallorossi del Lecce, Bogliacino ha speso tre campionati battaglieri in Serie C, conoscendo a fondo il calore del Salento. Ma è all'ombra del Vesuvio, dove approdò nel 2005 prelevato dalla Sambenedettese agli albori dell'era De Laurentiis, che la sua parabola sportiva ha assunto contorni epici. "Sono due città bellissime per cui giocare, sono stato molto fortunato", ammette l'uruguaiano tracciando un parallelo tra le due realtà. "Entrambe le tifoserie sono calde, ma a Napoli ci sono più tifosi e fisiologicamente più pressione, viste le aspettative enormi". Il legame con Napoli, del resto, è scolpito nella roccia. Bogliacino è stato uno dei volti simbolo di quella squadra operaia e affamata che ha scalato le gerarchie del calcio italiano, tirando fuori il club dalle secche del fallimento. "Vincere a Napoli non è mai facile", ricorda con un pizzico di commozione. "Sono tanti anni che non sto più in città, eppure la gente mi ricorda ancora, e ricorda quel gruppo come la 'squadra della rinascita'. Siamo saliti in A dopo un torneo di Serie B particolarmente difficile e nobile, in un anno in cui la B era paradossalmente più seguita della Serie A. Abbiamo festeggiato insieme al Genoa a Marassi, con le tifoserie che allora erano gemellate: è stato un momento semplicemente bellissimo". L'arrivo sotto il Vesuvio ha i contorni del colpo di fulmine. "Giocare al San Paolo da avversario con la Sambenedettese fu un'emozione unica. Quando poi ho firmato per il Napoli, arrivando insieme a Nicolás Amodio, ero il ragazzo più felice del mondo". Un'avventura iniziata nel fango della Serie C, ma illuminata da un onore dal peso specifico incalcolabile per chi mastica calcio. "Il primo anno abbiamo vinto il campionato e io ho avuto l'onore immenso di indossare la maglia numero 10. Un numero che a Napoli significa tantissimo per me e per tutto il mondo". Un percorso che lo ha portato ad accogliere, negli anni successivi, i talenti che avrebbero riportato il club nell'alta aristocrazia europea. Quando gli si chiede chi lo avesse colpito di più in quello spogliatoio, la risposta è una sentenza: "Senza alcun dubbio Marek Hamsik e il Pocho Lavezzi. Erano giovanissimi ma già fortissimi, e non a caso hanno poi scritto la storia del Napoli". Andrea Alati
Andrea Alati · Redattore