Il sipario cala nel modo più atroce e beffardo possibile, proprio nell'anno in cui un'intera piazza si preparava a celebrare un secolo di storia. La Ternana sprofonda nel baratro e dice addio al calcio professionistico: il club umbro ripartirà dalle ceneri dei Dilettanti. Il disperato tentativo di salvataggio in extremis si è infranto contro il muro di un silenzio assordante, quello di un misterioso imprenditore dileguatosi nel nulla a un passo dalla firma. Una combo letale di debiti pregressi e penalizzazioni insormontabili da parte della FIGC ha scritto la parola fine. Dopo trent'anni ininterrotti tra i grandi, la città dell'acciaio si risveglia nel suo personalissimo anno zero, incassando il terzo, dolorosissimo fallimento della sua tormentata epopea sportiva.
Ternana, un centenario amaro: svanita la cordata di Sarandrea, cancellati 30 anni di professionismo
Fino a lunedì sera, riporta La Gazzetta dello Sport, la fiammella della speranza era rimasta accesa. Una cordata sembrava essersi miracolosamente compattata, pronta a sferrare l'offerta vincolante telematica al Ministero della Giustizia per partecipare all'asta di salvataggio del ramo sportivo. E invece, la macchina si è inceppata nel modo più surreale. Il proverbiale terzo incomodo, un imprenditore dell'hinterland romano che aveva formalmente dato la propria disponibilità ad affiancare Fabio Splendori e Massimo Sarandrea, si è letteralmente volatilizzato. Una mail di conferma attesa come ossigeno puro non è mai arrivata, trasformando il potenziale salvatore in un irraggiungibile fantasma. "Avrebbe dovuto rispondere a un'e-mail dopo l'ok dell'altra sera, ma oggi è risultato irreperibile", ha confessato un amareggiato Massimo Sarandrea, poco dopo mezzogiorno, nel momento esatto in cui scadeva il termine ultimo per la presentazione dell'offerta.
Ma il "gran rifiuto" dell'investitore capitolino è stata solo l'ultima, fatale spallata a un castello di carte già pericolante. Le fondamenta del club erano minate da un abisso finanziario e sportivo che non lasciava scampo. Poco prima che il gong suonasse la fine delle speranze, era stato direttamente il sindaco Bandecchi, con una nota diramata sul sito internet del Comune, ad annunciare la resa incondizionata. A spaventare chiunque volesse avvicinarsi al capezzale del malato non erano solo le voragini dei debiti pregressi e gli altissimi costi di gestione per la stagione a venire, ma un macigno pendente da parte della giustizia sportiva. L'interlocuzione con la FIGC aveva infatti delineato uno scenario da incubo: una penalizzazione certa superiore ai dieci punti in classifica, dalla quale la Ternana non sarebbe mai stata esonerata. Un fardello considerato insostenibile, che ha reso "non possibile nessun salvataggio nell'attuale categoria".
"Cent'anni di solitudine", scriverebbe Gabriel García Márquez guardando oggi le macerie del calcio ternano. La scelta di fare un passo indietro, definita dai protagonisti doverosa "per rispetto di una città" e dei giocatori che avevano offerto totale disponibilità, suona come un amaro epitaffio. Nell'anno esatto in cui avrebbe dovuto spegnere le cento candeline della sua fiera storia, la Ternana incappa invece nel terzo crac societario di sempre. Un cortocircuito che cancella con un colpo di spugna trenta lunghe stagioni di battaglie tra i professionisti, rispedendo una piazza calda e orgogliosa nel limbo del calcio dilettantistico. Da domani si penserà a raccogliere i cocci, ma oggi, nella città delle acciaierie, a essersi fuso e liquefatto è solo il sogno di migliaia di tifosi.
Andrea Alati
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