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domenica 2 agosto 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Si è spento Alex Zanardi, aveva 59 anni. Il coraggio di rialzarsi e vivere oltre i limiti

L'atleta paralimpico italiano è stato un esempio concreto di resistenza e di vita. Una vita spesa con forza gentile

alex zanardi
Ci sono storie che non si fermano davanti agli ostacoli, ma li trasformano in nuove strade. Quella di Alex Zanardi è stata così: intensa, luminosa, profondamente umana.

Si è spento Alex Zanardi, aveva 59 anni. Il coraggio di rialzarsi e vivere oltre i limiti

Se n’è andato all'alba dei sessant'anni, lasciando dietro di sé qualcosa che va oltre le imprese sportive. Resta una traccia emotiva, quasi un sussurro continuo, capace di attraversare il tempo e le persone. Perché Zanardi non è stato soltanto un pilota con 44 presenze in Formula 1 o un protagonista della Formula Cart. È stato, soprattutto, un uomo che ha saputo riscrivere il significato stesso della parola “limite”. Nel 2001, l’incidente in pista che gli costò entrambe le gambe avrebbe potuto chiudere ogni orizzonte. E invece fu l’inizio di una nuova vita. Non una semplice ripartenza, ma una trasformazione radicale. La handbike diventò il suo nuovo linguaggio, lo sport la sua voce ritrovata. Arrivarono quattro ori paralimpici e dodici titoli mondiali, ma ciò che colpiva davvero era il modo in cui li raccontava: senza retorica, con quella leggerezza profonda che appartiene solo a chi ha guardato in faccia il dolore e ha scelto comunque di sorridere. Poi, nel giugno del 2020, un altro incidente, durante una staffetta benefica vicino a Pienza. Di nuovo il silenzio, la sospensione, l’attesa. Il ritorno a casa nel 2021 fu accolto come un piccolo miracolo, ma da quel momento Zanardi è rimasto lontano dai riflettori, custodito con discrezione, quasi protetto da quel riserbo che a volte è la forma più alta di rispetto. Eppure, anche nel silenzio, la sua presenza non si è mai davvero spenta. Viveva nelle parole che aveva lasciato, nei gesti, nelle iniziative. Nella sua autoironia, disarmante e autentica. "Ragazzi, ho il piede pesante", diceva guidando auto adattate alle mani, strappando sorrisi che erano molto più di una battuta: erano una dichiarazione di libertà. Alex Zanardi è stato un esempio concreto di resistenza, ma senza mai alzare la voce. Ha lavorato per migliorare la vita di chi vive condizioni di mobilità ridotta, contribuendo allo sviluppo di protesi e carrozzine, promuovendo lo sport come strumento di rinascita. Ha spinto altri a provarci, a non fermarsi, a credere che anche dopo una caduta si possa trovare una nuova direzione. Oggi resta quel senso di gratitudine che accompagna le storie vere. Quelle che non cercano di essere eroiche, ma lo diventano. Quelle che insegnano senza spiegare, semplicemente vivendo. Forse è per questo che la sua assenza pesa così tanto. Perché non era solo un campione, ma una possibilità. La dimostrazione che si può perdere molto e, nonostante tutto, continuare ad amare la vita con una forza gentile. E in quel sorriso, custodito con discrezione negli ultimi anni, c’è ancora qualcosa che resta. Qualcosa che non se ne va.
Andrea Fiorentino · Redattore