Serie A, verso la svolta arbitrale: le big fanno fronte comune tra Roma, Milano e Napoli
Il primo passaggio è previsto a Roma, dove si terrà un confronto facilitato dal presidente federale Gabriele Gravina e condiviso dal designatore arbitrale Gianluca Rocchi. Al centro della discussione, l’ipotesi di una società professionistica destinata a diventare la nuova casa degli arbitri di…
Il calcio italiano è arrivato a un bivio. Le polemiche arbitrali che hanno segnato le ultime settimane di Serie A non sono più episodi isolati, ma sintomi di un malessere diffuso. E ora le grandi del campionato hanno deciso di muoversi insieme.
Serie A, verso la svolta arbitrale: le big fanno fronte comune tra Roma, Milano e Napoli
Non più prese di posizione individuali, non più sfoghi a caldo nel post-partita. Milan, Juventus, Napoli e le altre società di vertice intendono presentarsi come un blocco compatto per chiedere interventi strutturali. Sul tavolo non c’è una semplice revisione di protocollo, ma una possibile riorganizzazione profonda del sistema arbitrale italiano.
Due appuntamenti chiave: Roma e Milano
Il primo passaggio è previsto a Roma, dove si terrà un confronto facilitato dal presidente federale Gabriele Gravina e condiviso dal designatore arbitrale Gianluca Rocchi. Al centro della discussione, l’ipotesi di una società professionistica destinata a diventare la nuova casa degli arbitri di Serie A e Serie B.
L’idea è chiara: trasformare la gestione arbitrale in una struttura autonoma e professionalizzata, capace di garantire formazione continua, stabilità economica e maggiore trasparenza.
Il secondo incontro è fissato per il 23 marzo a Milano. Qui saranno presenti tutte e 20 le società di Serie A. Non un vertice simbolico, ma un momento operativo in cui verranno formalizzate richieste precise alla classe arbitrale e alla governance del sistema.
Il punto di rottura: perché le big si sono unite
La sensazione, soprattutto negli ambienti di Milan, Juventus e Napoli, è che si sia superata una soglia di tolleranza. Gli ultimi episodi controversi hanno alimentato un clima di sfiducia trasversale.
La Juventus, attraverso il suo vertice societario, ha espresso malumore dopo il caso Bastoni-Kalulu in Inter-Juve. Il Milan ha manifestato perplessità in seguito alle gare contro Como e Parma. Il Napoli, con il presidente Aurelio De Laurentiis, ha protestato dopo la sfida con l’Atalanta, soffermandosi in particolare sul doppio episodio Hien-Hojlund e arrivando a proporre l’introduzione del VAR a chiamata già dalla prossima stagione.
Non si tratta solo di singoli errori. È la percezione di una mancanza di uniformità, di criteri applicativi non sempre coerenti. Ed è su questo terreno che le società chiedono un cambio di passo.
Le tre richieste delle società: uniformità, formazione, sorteggio
Le istanze delle big possono essere riassunte in tre direttrici principali.
1. Uniformità di giudizio
Il primo punto è il più delicato: garantire criteri interpretativi stabili. Un episodio giudicato regolare in una partita non può essere sanzionato in modo opposto poche settimane dopo in un contesto analogo.
La coerenza è percepita come il presupposto minimo per accettare l’errore umano. Senza uniformità, cresce la sensazione di arbitrarietà.
2. Aggiornamento professionale continuo
Le società chiedono anche un rafforzamento della preparazione tecnica e atletica degli arbitri. Incontri periodici, sessioni di allenamento condivise, simulazioni di situazioni di gioco.
Negli ultimi tempi queste attività si sono ridotte, anche per ragioni economiche. La Lega di Serie A sarebbe pronta a intervenire sul piano finanziario, assumendosi parte dell’onere per garantire maggiore stabilità e serenità al settore.
L’obiettivo è chiaro: alzare il livello complessivo della categoria attraverso un percorso strutturato e permanente.
3. Riforma della CAN e sorteggio in fasce
Il terzo punto è quello più radicale. Si discute della possibilità di trasferire la Commissione Arbitri Nazionale sotto l’egida della Lega, come avveniva negli anni Ottanta, e di introdurre un sistema di suddivisione degli arbitri in fasce qualitative.
Una volta stabilite le fasce, le designazioni potrebbero avvenire tramite sorteggio. Un modello che ridurrebbe la discrezionalità e aumenterebbe la percezione di imparzialità.
È una proposta che, se accolta, segnerebbe una vera rivoluzione organizzativa.
Il VAR a chiamata sullo sfondo
Parallelamente resta aperta la questione del VAR a chiamata, già sperimentato in Serie C attraverso il Football Video Support. L’ipotesi di estenderlo alla Serie A è stata avanzata con forza dal Napoli.
L’idea di consentire alle squadre una possibilità di revisione su richiesta viene vista come uno strumento di autotutela, capace di abbassare la tensione in campo e responsabilizzare i protagonisti.
Anche questo tema potrebbe emergere nei confronti di Roma e Milano.
Un mese decisivo per il futuro arbitrale
I prossimi trenta giorni potrebbero segnare una svolta per il calcio italiano. Le big hanno scelto la via del dialogo istituzionale, ma con la determinazione di chi ritiene non più rinviabile un cambiamento.
Non si parla di una semplice correzione tecnica. Si parla di credibilità, di equilibrio competitivo, di fiducia nel sistema.
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